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Abuso non è amore, amore non è abuso

Le dinamiche all’interno dei rapporti sentimentali soffrono ancora delle influenze patriarcali di controllo maschile e di applicazione forzata o inconscia dei ruoli di genere; le donne sono ancora incoraggiate ad essere quelle un passo indietro nella coppia. Docili, accomodanti, senza pretese, non troppo ambiziose, indipendenti o esigenti. 

Queste influenze più o meno subdole esistono ancora, anche tra le coppie più giovani. Le relazioni amorose sono ancora terreno fertilissimo per femminicidi e comportamenti maschili abusivi e violenti. Quante ragazze conoscete che sono state o sono ancora vittime di soprusi del genere?  Il fidanzato geloso “perché ci tiene troppo”, quello che vi sottopone a continui ricatti emotivi, quello che vi critica costantemente perché una donna insicura è più facilmente manipolabile, quello che vi da della pazza ogni volta che provate a contestarlo, negando l’evidenza e facendovi sentire piccole e sbagliate. 

Forse non ne vale la pena, la vera femminista forse è quella che rifiuta i legami stabili e la sua indipendenza emotiva la ostenta come fosse un simbolo di superiorità e non conformità, io questo, da più piccola, l’ho pensato e l’ho attuato davvero, salvo poi cadere lo stesso in dinamiche abusive, perché la responsabilità dell’azione prevaricatoria altrui non è mai di chi la subisce, è sempre bene ricordarlo. Per le donne è sempre più dura. Bisogna costantemente lottare contro l’immagine caricaturale di donna femminile che cercano di metterci addosso da quando nasciamo. L’amore può essere luogo di incontro paritario e privo di dinamiche di potere e dominio; è vostro diritto rigettate “l’amore” misogino e pretendere un ruolo diverso da quello di oggetto strumentale/cuscinetto emotivo. Non è normale che vada così. 

L’amore etero-monogamo può essere strumento di crescita e felicità anche per le donne ma se spesso non è così, la colpa non è certo di queste, ma del contesto anti-donna in cui si trovano a vivere.  Non è giusto che siano le donne, in caso la desiderino, a dover rinunciare alla dimensione amorosa o in alternativa accettare passivamente le pareti imposte di una relazione che non hanno il diritto di plasmare anche loro.

Gli uomini tradizionali vogliono mogli tranquille che li amino chiedendo poco (o nulla) in cambio. Più le donne sentono la loro autostima sgretolarsi, più si vittimizzano e più diventano dipendenti.

Simone de Beauvoir diceva “Il giorno in cui sarà possibile alla donna di amare nella sua forza, non nella sua debolezza, non per fuggire ma per trovare sé stessa, non per rinunciare a sé stessa ma per affermarsi, quel giorno l’amore diventerà per lei come per l’uomo fonte di vita e non mortale pericolo” e come al solito è difficile trovare parole più giuste e calzanti delle sue.

Il vero amore non ha nulla a che fare con la sottomissione, con il sacrificio o con la resistenza.

 Hexelot

Ho chiesto alle ragazze che mi seguono su Instagram di raccontarmi le loro esperienze in quest’ambito, di seguito ne riporto alcune:

“Dopo qualche tempo che stavamo insieme il mio ex ha cominciato a dirmi in ogni momento che ero “grossa” e che dovevo dimagrire perché avevo i fianchi troppo larghi. In più mi ha imposto qualunque stereotipo estetico come l’essere truccata o depilata quando uscivamo insieme. Una volta mi ha detto che ci rimaneva male quando non mi truccavo o vestivo “bene” per lui perché secondo lui significava che non provavo interesse nei suoi confronti. Un coglione in pratica. Ero più giovane e capivo di meno ma sono sempre stata femminista ed era motivo di scontro continuo.”

Giorgia, 20 anni

“Sono stata quasi 3 anni con un ragazzo. Allora avevo appena 16 anni e capivo ben poco delle relazioni e degli uomini, soprattutto considerando che era la prima relazione, all’apparenza era il ragazzo perfetto, mi dava i miei spazi e mi rispettava, era intelligente e aperto mentalmente. Tutto questo è durato ben poco, perché alternava continuamente momenti in cui era un ragazzo normale, molto dolce e sensibile a momenti in cui era totalmente menefreghista, tirava su litigate che non esistevano, scompariva per ora finché non ero io a chiedere scusa nonostante non avessi colpe. Dopo circa 6 mesi di relazione, mi ha lasciato da un giorno all’altro, ma non mi aveva davvero lasciato: quando ne aveva voglia mi riscriveva e io da brava cogliona gli stavo sotto, pendevo dalle sue labbra anche se lui palesemente mi usava solo per quel momento.

Di quel periodo ricordo tanti pianti, tanto dolore, tanto che le persone attorno a me erano preoccupate della mia salute mentale. Il culmine lo raggiunse in gita (eravamo nello stesso liceo): entrò in camera mia, quando la mia amica non era con me, mi obbligò a farmi un pompino e dopo essermi venuto in bocca senza avvertirmi se ne andò. Fu il punto più basso, per me e infatti diedi l’ultimatum (purtroppo ero ancora molto innamorata e gli stavo sotto nonostante queste violenze): o tornavamo insieme o finiva definitivamente, così tornammo insieme e all’improvviso era di nuovo il ragazzo perfetto, premuroso, che teneva a me. Poi io ho affrontato l’ultimo anno di liceo con il normale stress da “sto crescendo, devo decidere cosa fare all’università, non so da che parte sono girata” e lui non faceva altro che frenarmi, sembrava che invece di essere felice del mio percorso, mi volesse accanto a lui a tutti costi, doveva controllarmi.

Nel frattempo, tra l’estate della quinta liceo e del primo anno di università ho cambiato compagnia di amici e la mia vita è notevolmente cambiata in meglio: ero rinata.  Spesso gli chiedevo di uscire con i miei amici, ma lui continuava a dire che si sentiva a disagio, che sentiva il distacco di età (2 anni, manco fossero 67), ma in realtà erano tutte CAZZATE che mi raccontava per far sì che io lo vedessi fragile, da curare e stargli dietro. Insomma, io ero la sua crocerossina. non sto a raccontarti i singoli eventi perché potrei scriverci un libro (seriamente), ma grazie all’università, grazie alle persone, ho scoperto un mondo e ho scoperto tutte le cose che il mio ragazzo mi vietava di fare, con la scusa del “sei mia e ti amo tanto”. Un anno fa precisamente di questi tempi prendevo la decisione di lasciarlo seriamente e lui, cagandosi addosso, mi disse che sarebbe cambiato. Una settimana dopo, un’altra litigata e lui mi dice “eh, ma io sono fatto così”, giustificando il suo comportamento di merda. Dopo due mesetti io ho affrontato la mia prima sessione estiva e non sto a dirti lo stress: non me la sentivo più di avere rapporti con lui e lui dopo essersi lamentato che da uomo pretendeva di essere accontentato almeno due volte a settimana, si incazzava di nuovo.

Poi tornava a essere dolce e carino, ma quando dicevo “no” lui non lo accettava. è brutto da dire, ma è la realtà: la maggior parte delle molestie derivano proprio dalla persona con cui stai: gli ultimi tempi non sono riuscita a divincolarmi, lui non ha accettato i miei no, è successo senza il mio consenso. A giugno 2019 l’ho lasciato per sempre. non era nemmeno più amore il mio, era forse affetto per una persona che avevo avuto accanto a me tanto, ma che mi aveva fatto solo male (ho scoperto poi un tradimento). dopo mesi a dire “poi cambia, lo amo ancora, dai, aspetto a lasciarlo” ho trovato il coraggio di farlo. È stata la decisione migliore della mia vita. Non sai quanto sono stata bene da quel giorno, nonostante mi porti dietro ancora cose da metabolizzare. ora sto bene, davvero.”

Marta, 20 anni

“La mia prima relazione, 15 anni, è stata con una persona che riassume benissimo ciò che hai scritto.  C’erano i momenti in cui mi controllava a livelli patologici, in cui non potevo stare 5 minuti senza scrivergli che sennò significava che lo tradivo, in cui dovevo andare a dormire quando voleva lui per tenergli compagnia, altrimenti voleva dire che ero fuori con altri… Poi c’erano i momenti in cui mi sminuiva, in modo subdolo, cercando di distruggermi l’autostima e di rendermi sua succube. Mi paragonava alla sua ex, dove la sua ex era l’esempio negativo, la “puttana”. Se facevo come lei sbagliavo, se ero come lei ero sbagliata. In pratica mi dava “regole” da seguire per essere come voleva lui (non bere, non andare in discoteca, non truccarti troppo…) ma travestite da consigli per non sembrare “troia”. Nel contempo cercava di allontanarmi da tutti, perché i miei genitori e i miei amici non lo approvavano, gli dicevano le cose dietro, lo odiavano… Dovevamo quindi scappare assieme, perché lui era l’unico ad amarmi per come ero, dovevo rimanere incinta e trovare una scusa per scappare con lui (mi rendo ora conto che fosse pazzia). Poi c’erano i “complimenti” o quelli che credevo tali i “sei carina ma…”. Sei carina ma hai le tette più piccole della mia ex, sei carina ma non mi piaci coi capelli così…  Mi paragonava alla sua ex, l’esempio negativo, terribile, per farmi sentire più inadeguata di quella che era la persona che odiava di più.  Ai tempi non mi rendevo conto di nulla ma ad oggi sento ancora come tutta questa serie di commenti e gesti mi abbia distrutto un’autostima già abbastanza precaria, tutt’oggi ho una repulsione tremenda per le ex dei miei fidanzati, tutt’oggi mi paragono a loro in maniera morbosa sentendomi inferiore. 

Ho trovato la forza di lasciarlo dopo un anno, un anno in cui mi ha costretta, forzata a fare tutto quello che voleva lui anche se a me non andava di farlo perché avevo paura di non essere Abbastanza, di essere “meno brava della sua ex”.  Una delle ultime cose che mi ha detto è stata “ti presto 4 euro per mangiare ma vedi di non rubarmi i soldi come faceva quella troia della mia ex”. Credo sia stata quella che me lo ha fatto odiare definitivamente, considerando che io e la mia famiglia lo abbiamo ospitato gratis per più di un anno. Comunque sono passati 7 anni, di anni ora ne ho 22, eppure mi trascino ancora la mancanza di autostima nelle relazioni che mi ha creato.”

Lucrezia, 22 anni

“Essendo bisessuale, ho sempre notato che c’era una differenza tra l’amore per un uomo e per una donna. Il mio primo amore è stata una mia amica ed è stato bellissimo per la prima volta mi sono sentita viva, pensavo che non avrei mai provato quello che vedevo nei film, le farfalle nello stomaco, il cuore che batte a mille, la gioia nel vederla felice. Poi ho iniziato a provare dei sentimenti per un ragazzo, non lo so ma ho sempre sentito la differenza… non perché lui non fosse un bravo ragazzo, anzi era fantastico! Ma ho sempre sentito che dovevo giustificare tutto quello che faceva perché essendo un uomo non mi avrebbe capita e anche se mi faceva stare male non dicevo mai nulla perché non volevo che mi considerasse troppo emotiva o reputasse le mie insicurezze come sciocchezze perché per me non lo erano affatto ed odio il pensiero di non essere presa seriamente. Sono cresciuta vedendo le donne intorno a me mettere gli uomini su un piedistallo o cercare di giustificare il loro comportamento scartandolo come errori involontari dovuti alla loro immaturità o semplicemente per stupidità e quindi mi sono convinta anche io che non importa che errori facciano, non ha senso andare a parlargli perché tanto non ne vale la pena e poi non lo fanno “con malizia”. La differenza sostanziale è che con una ragazza puoi parlare e sai che ti ascolteranno e non cercheranno di mansplain come ti senti, mentre con i ragazzi è più difficile. Non dico che tutti sono così ma bisogna riconoscere che quasi tutti sono cresciuti con quest’idea che se si comportano bene con noi debbano ricevere qualcosa in cambio.

L’amore non è una scusa per comportarci come vogliamo. Ormai sembra che il “per amore” sia la scusa per eccellenza, ho letto delle testimonianze di donne che parlavano delle loro passate relazione abusive e molte hanno scritto che le persone intorno a loro specialmente quelli vicini al fidanzato cercavano di giustificarlo e impedirle di sporgere denuncia perché lui amava e che quello che ha fatto era un errore involontario e che non si denuncia la gente che si ama. Il mio unico pensiero è stato che non si picchia chi si ama, non ci dovrebbero essere giochi di potere in una relazione, dovremmo essere pari ed uguali. È ridicolo come “per amore” le donne siano costrette a vivere nell’ombra per un uomo che chiaramente non le ama abbastanza da darle il suo spazio e lasciarla splendere e prosperare.” 

Harini, 19 anni

“La relazione con il mio ex fidanzato si basava su piccoli abusi costanti, ogni giorno demoliva la mia autostima con piccoli gesti. Criticava con ironia qualunque attività, anche solo versare l’acqua dal bollitore alle tazze, se per esempio facevo cadere un po’ d’acqua mi veniva detto che ero scema e non ero capace di fare una cosa del genere. Oppure se facevo qualcosa davanti a suoi amici che lui riteneva stupido diceva ad alta voce davanti a tutti “scusatela, è impedita” ridendo, mi diceva sempre che dovevo dimagrire perché le ragazze magre sono le più belle e a lui piacevano le gambe sottilissime mentre io ho un fisico tendente alla pera quindi ho le gambe non magre.  Le mie amiche erano sceme, la mia famiglia era scema e io ero la peggiore di tutti.  Non avevo abbastanza cultura, non mi vestivo mai abbastanza bene o sexy ed era sempre come camminare sulle uova perché non sapevo mai quando sarebbe arrivata la prossima critica, lasciarlo finalmente è stata una liberazione.”

Carla, 22 anni

“Ciao Chiara, mi chiamo Barbara, di anni ne ho 30 e si, ho subito le conseguenze culturali di ciò che è inteso “amore romantico”. Infatti parto dalla fine, adesso dopo l’ennesima relazione chiusa, mi sono decisa ad andare in terapia e mi sta facendo bene, mi sento più leggera e pronta, piano piano, ad affrontare alcuni “schemi mentali e culturali” che mi ero imposta o che mi sono stati imposti dalla società. La relazione più importante, avuta a 20 anni è durata quattro anni e mezzo è stata piena, di alti e bassi. Fatta di gesti amorevoli, i primi mesi e poi è andata avanti per senso del “dovere” nei confronti, dei suoi genitori (che si stavano separando, e sono stata io a doverlo dire a lui) dei suoi amici, della mia famiglia e soprattutto perché con lui volevo vederci un futuro, nonostante i suoi modi sgarbati, le sue frasi fatte di “non sei abbastanza magra, non sei abbastanza femminile”. Per lui, non sono mai stata abbastanza, ero una relazione di comodo, una sicurezza. Infatti, non perdeva occasione per far presente davanti a me, che le altre erano meglio, sempre più carine, sempre meglio vestite, sempre perfette. Perfette anche dal punto di vista sessuale, io invece no, soprattutto nell’ ultimo anno, prima di trovare il coraggio di lasciarlo, non volevo che mi toccasse, non volevo nessun tipo di contatto con lui. Infatti, anche nei momenti di intimità, mi faceva sentire in colpa, mi diceva che io ero la causa di tutto, che se lui guardava o andava con altre ragazze, la causa era la mia che non gli davo le attenzioni “sessuali” che lui voleva, che pretendeva.

Da quando ho deciso, di lasciarlo, tagliare con queste imposizioni che mi ero prefissata. Imposizioni che andavano da: voler restare con lui ad ogni costo, pensare ad un futuro come la convivenza, ad un figlio, ad un matrimonio (follia! Se ci ripenso) perché sentivo che stavo invecchiando e che in qualche modo la società mi faceva sentire così. Vecchia, brutta ma non troppo, ma dovevo figliare, perché anche le persone accanto a me, volevano e chiedevano questo. È stata una scelta difficile lasciarlo, si assolutamente, ma sono libera di vivere la mia vita e le mie scelte in totalmente tranquillità e serenità. Non so, se questa storia e i suoi meccanismi e conseguenze possano rientrare in ciò che è “amore romantico” credo di sì.”

Barbara, 30 anni

Ho vent’anni, e due settimane fa ho lasciato il mio ragazzo. L’ho fatto per motivi piuttosto semplici: mi sono innamorata di una donna e non ne potevo più. Non ne potevo più di sentirmi usata come oggetto sessuale e continuamente sminuita per ciò che faccio e studio. Spesso, negli anni della nostra relazione, mi sono sentita dire “mi toccherà mantenerti, quello che studi tu non serve a niente” (faccio beni culturali e vorrei lavorare nell’editoria), oppure, ancora peggio “quando avrai dei figli vorrei che restassi a casa con loro”. Forse, la cosa peggiore è stata vedere la mia intelligenza sminuita di fronte ai miei amici, i miei interessi – i libri e l’arte- resi alla stregua di semplici giochi da bambina. E nel momento in cui l’ho lasciato, ha preteso che mi impegnassi per farlo stare meglio, perchè, a detta sua “io ti amo ancora sono disperato senza di te non sono niente”. E, secondo lui, essere ancora innamorato di me comprendeva anche propormi di diventare scopamici, quando, in quattro anni, non si è mai preoccupato del mio piacere, e solo del suo. Ecco, io penso che questo non fosse amore, quanto più un rapporto di sudditanza e sfruttamento. Ci ho messo del tempo per capirlo, e del tempo per liberarmi da questo. Non penso sia normale che una persona, nascondendosi dietro la maschera dell’amore, si senta in dovere di sminuire l’altra e di suddividere l’intero genere femminile in brave ragazze e puttane.

Ester, 20 anni

Notate qualche tratto in comune tra le testimonianze? Non è un caso, è cultura, è socializzazione maschile, è misoginia sistemica. Non è (ancora) un paese per donne, neanche in casa propria.

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