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Femminilità e donne grasse

Se esci con una coda fatta alla buona e una tuta, anche solo per fare la spesa, potresti sentirti giudicata. L’obbligo implicito di essere perennemente belle e <<femminili>> non abbandona mai le donne. Ma nella suddetta situazione, se sei magra e canonicamente attraente è molto meno probabile che le persone, osservandoti passare, pensino cose come “sciatta, trasandata, si è lasciata andare, non ci sta neanche provando, non ha rispetto di sé stessa”, reazioni invece comuni quando a camminare per strada o al supermercato è una donna grassa. È un classico doppio standard. Vedere una ragazza magra che mangia cioccolato provoca di norma una reazione diversa e più positiva del vedere una ragazza grassa che fa lo stesso.

Anzi, si potrebbe dire che il look da “bella senza sforzo” esiste eccome ed è largamente apprezzato. Pensate solo all’immaginario delle ragazze che mangiano molto rimanendo sempre magrissime. Le sette stagioni di “una mamma per amica” ne sono un esempio lampante ma anche le più recenti foto in serie delle influencer di Instagram davanti a enormi piatti di spaghetti.

Poi sappiamo bene che il vero stato naturale delle donne è rigettato, “belle senza sforzarsi” ma ti devi depilare, ti devi truccare senza sembrare -troppo- truccata, ti devi aggiustare i capelli e quella giacca meglio non metterla che ti ingrossa troppo anche se è calda. Le donne partono da una base di modifiche del proprio corpo e della propria immagine dovute e considerate fondamentali, se eviti quelle allora devi essere preparata ad affrontare il disagio di uscire dai canoni della femminilità. Per le donne, la lista delle pratiche considerate come “decenza” è ben più lunga di quella della controparte maschile. Oso dire che se per essere considerata una persona decente devo togliermi minuziosamente ogni pelo dal corpo, c’è qualcosa che non va nella società in cui vivo, non nel mio corpo.

(Sono consapevole dell’esistenza di ragazze che effettivamente non ingrassano e anche della tendenza a criticare con leggerezza i corpi altrui considerati troppo magri, ma oggi non è il punto su cui mi voglio focalizzare.)

Tutto ciò è tanto più vero quando parliamo di donne grasse, che incontrano una serie di discriminazioni e ostacoli aggiuntiva al semplice “essere donna”.

Il proprio valore umano è spesso percepito dalle donne in base a quanto il loro aspetto è in linea con gli standard estetici dominanti e come sappiamo il sovrappeso e l’obesità sono altrettanto spesso posti dal nostro sistema in una scala di valutazione che va dal brutto al rivoltante. Ne consegue che non è strano per una donna grassa sentirsi svalutata. È normale, se si vive in una cultura che da peso e ti valuta solo in base al tuo corpo, se sei donna. Più si viene rese vulnerabili, più è facile cadere nei diffusi meccanismi sociali di auto-oggettificazione che già conosciamo.

Non sai cos’è l’auto-oggettificazione? Per capirci meglio, ne ho parlato qui.

In breve: La teoria dell’oggettificazione ipotizza che la costante esposizione a rappresentazioni femminili iper sessualizzate spinga le ragazze e le donne ad adottare una visione a sua volta oggettivata di loro stesse e a pensare al suo corpo in termini di qualcosa “altro” da sé stessa.

Quanto valgo è dato da quanto il mio atteggiamento ed il mio riflesso nello specchio sono in linea con l’immagine culturalmente prodotta di ragazza o donna; il mio benessere, la mia salute, la mia realizzazione, i miei desideri e le mie competenze vengono dopo. Il proprio aspetto viene costantemente monitorato, pensiamo a come mettere le gambe, come mettere i capelli, da dove viene la luce, chi ci sta guardando, chi non ci sta guardando; impariamo ad osservarci e giudicarci con una lente da spettatore esterno.

È dunque possibile e non così raro che questo fenomeno culturale venga estremizzato, pervadendo la vita delle donne grasse con tutta un’altra portata. Il livello di femminilità che devono performare per non essere bollate come brutte e/o strane è pazzesco e terrificante. Le donne grasse saranno accolte meglio dalla società se riescono a trovare il modo di “ricompensare il loro grasso”. 

Passa un’ora a truccarti, a piastrare o arricciare metodicamente ogni ciocca di capelli, a scegliere i vestiti che più avvicineranno la forma del tuo corpo a quella di una clessidra che, si sa, è praticamente l’unico fisico accettabile per una donna grassa. Se hai la pancia e tutta quella cellulite, quantomeno devi avere (o fingere di avere) un vitino da vespa. E un trucco completo. E i capelli freschi di piega. E un atteggiamento femminile.

Insomma, se si trasuda iper-femminilità in ogni momento della giornata, allora ci si può sentire appetibili. Altrimenti no. In questa sede non parlo solo di validazione maschile, ma di accettazione generale. Anche se, in riferimento alla prima, le pressioni culturali associate non sono certo trascurabili.

Le donne che non si uniformano al modello estetico di donna creano disagio, perché rompono il sistema. Perché, perlomeno in apparenza, escono dal circolo di continua ricerca di validazione estetica, maschile e sociale; che prima o poi capiremo davvero essere uno dei grandi pilastri della sottomissione femminile. Un pilastro quasi invisibile, implicito, silenzioso. Ma con effetti diffusi e devastanti. Per questo chiudere il dibattito con i soliti slogan vuoti che incitano ad amare il tuo corpo a prescindere dal tuo peso ma baipassano le dinamiche sociali coinvolte, è inutile. 

Ogni donna deve avere il diritto di non finire sotto processo se il suo aspetto non riflette l’ideale tossico di femminilità propinata alle ragazze da quando nascono. Possiamo rigettarla. Possiamo vivere senza gli oneri estetici che vengono spacciati come fondamentali, necessari, essenziali per essere decenti.

Il trucco è da demonizzare a prescindere? Tutte le donne grasse che si truccano sono vittime di questo sistema? No, non per forza. Tuttavia, quasi sempre questi meccanismi sono invisibili. Davvero molto spesso non ci si rende conto di quanto la cultura misogina in cui siamo immersi influenzi le nostre vite e il nostro comportamento. Il mio obiettivo non è mai quello di giudicare in modo paternalistico ma di tentare di far luce su cose di cui si parla poco e niente e contribuire a costruire un mondo dove il modello di donna culturalmente costruito non è l’unica via concretamente percorribile. 

IG: @ch_woods

Twitter: @ChiaraSuriani

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