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I danni della quarantena sulle donne

I danni maggiori del lockdown sono e saranno subiti dalle donne, il periodo di quarantena ha peggiorato una situazione già gravemente iniqua e discriminatoria.

Prima della quarantena:

Il lavoro domestico grava principalmente sulle spalle delle donne, non è una novità. Sono loro che si devono prendere cura della casa, dei figli, degli anziani e di stirare le camicie al marito. È sempre stato così, viene dato per scontato. È una delle conseguenze più radicate e palesi dell’oppressione femminile.

La cultura in cui siamo immerse non vede le donne come persone ma come oggetti strumentali. In questo caso, come strumento di ordine, pulizia e gestione di tutto il carico mentale che ne deriva. Siamo, spesso in contemporanea, anche bambole gonfiabili, incubatrici, cuscinetti emotivi, oggetti su cui sfogare fisicamente rabbia e frustrazioni e tanto altro. Oggi, concentriamoci sul primo scenario. 

Secondo lo studio “Differences In Men’s And Women’s Work, Care And Leisure Time” di Eurofound, in media le donne impiegano circa 26 ore a settimana in attività relative al lavoro domestico e di cura, contro le 9 degli uomini. Gli uomini dedicano più ore del loro tempo al lavoro salariato, con una media settimanale di 41 ore contro le 34 delle donne. Se a questi dati si somma il lavoro domestico (gratuito), emerge come le donne lavorino di più: 64 ore a settimana contro le 53 degli uomini. [1] Per il 74% delle donne italiane non c’è nessuna condivisione con il partner. Le donne sono sovraccaricate. I timidi progressi in ambito di corresponsabilità genitoriale e domestica non sono abbastanza. Il carico di lavoro sproporzionato è fonte di fatica non solo fisica ma anche emotiva e mentale che tra le altre cose, danneggia l’efficienza lavorativa. 

Il discorso non migliora se si guardano alle condizioni lavorative femminili. Il tasso di occupazione delle donne in Italia non arriva al 50%, il gap con quello maschile raggiunge i 18 punti. Il 27% lascia il lavoro dopo il primo figlio. Tra le donne tra i 25 e i 49 anni con figli minorenni, più di 4 su 10 non hanno un lavoro, mentre più del 40% delle madri con almeno un figlio preferisce il part-time pur di continuare a mantenere un’occupazione.[2] Inoltre, hanno più probabilità di essere occupate in mansioni che richiedono competenze inferiori, guadagnano meno degli uomini (in media lo stipendio è più basso del 18,8%). [3]Un terzo ha impieghi part-time (contro l’8,7% degli uomini), il 13,7% ha contratti a tempo determinato.

Amélie Fontaine

Durante la quarantena:

Il lavoro sulle spalle delle donne è diventato ancora più ingombrante e gravoso, anche a causa della necessaria chiusura delle scuole e l’interruzione delle attività di chi collabora al lavoro domestico (badanti e figure simili). In Italia, da un’indagine di Valore D (la prima associazione di imprese in Italia impegnate per l’equilibrio di genere) emerge che, durante la quarantena, una donna su tre lavora più di prima e non riesce oppure fatica nel mantenere un equilibrio tra il lavoro e la cura domestica. Considerando solo gli uomini, il rapporto si abbassa ad uno su cinque.

Inoltre, neanche casa a volte è sinonimo di posto sicuro: nei due mesi di quarantena si è registrato un aumento di violenze maschili e femminicidi. Ne ho parlato meglio qui.

“A Woman’s Work Is Never Done,” 1974. See Red Women’s Workshop

E dopo?

Le conseguenze più dure nel mondo del lavoro investiranno le donne. Il 72% dei lavoratori che sono rientrati il 4 maggio sono uomini,poiché la forza lavoro delle attività che hanno ripreso è a prevalenza maschile. Ciò rischia di caricare ancora di più le donne di compiti relativi alla gestione domestica del nucleo familiare e di ridurre ulteriormente l’offerta di lavoro femminile, già ostacolata. 

Paola Profeta, professoressa associata di Scienza delle Finanze all’università Bocconi ed esperta di economia di genere, afferma che «nelle crisi le fasce deboli soffrono di più e le donne sono particolarmente fragili nel mercato del lavoro. In Italia stavamo ancora cercando di capire come lanciare l’occupazione femminile e recuperare, adesso sarà ancora più difficile colmare il gap».

Una crisi diversa e più profonda di quella del 2008. «In quell’occasione l’occupazione femminile non era stata colpita più di quella maschile. Aveva rallentato ma senza precipitare. Nei settori che più avevano risentito della recessione, finanza e industria, le donne erano meno presenti. In questa crisi le donne sono più esposte e rischiano tanto: il turismo, il commercio, la comunicazione, ad alta presenza femminile, avranno un duro contraccolpo e non ripartiranno subito. Nel breve periodo, dunque, le donne rischiano di pagare molto: i contratti part-time o a tempo determinato in queste congiunture sono i primi a saltare».

È necessaria un’azione proattiva per arginare i danni sulle donne. Rischiamo di fare ben più di qualche passo indietro. Rischiamo di tornare alle condizioni di tre decenni fa. Gli uomini a lavoro, le donne a fare lavatrici.

Instagram: ch_woods
Twitter: ChiaraSuriani


[1]https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/556933/IPOL_STU(2016)556933_EN.pdf

[2]https://www.repubblica.it/economia/2020/05/01/news/il_72_dei_lavoratori_che_rientrano_il_4_maggio_sono_uomini_donne_italiane_ancora_piu_a_rischio-255370123/

[3]https://www.agi.it/cronaca/donne_lavoro-5109219/news/2019-03-08/

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