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La doppia faccia della sessualizzazione

Alle ragazze viene insegnato che il loro ruolo nel mondo è meramente decorativo e che il loro obiettivo primario dev’essere la validazione maschile. Sotto l’albero di Natale, le bambine scartano trucchi giocattolo o bambole dal corpo irrealistico e sentono dire molto più spesso <<Quanto sei bella!>> rispetto a <<Quanto sei brava, intelligente, capace!>>. Le ragazze devono subire avvilenti liste della “più bella della classe”, commenti non richiesti sul proprio corpo, disagio e bullismo se decidono di accettare lo stato naturale del loro corpo e non cancellarlo con costosi e dolorosi prodotti “di bellezza”. Non molto tempo fa, una ragazza mi ha raccontato di come nella sua classe a scuola, i ragazzi erano soliti toccare i sederi delle compagne che ritenevano più belle. Oltre alla normalizzazione diffusa di abusi del genere, mi è rimasta impressa un’altra cosa: lei non veniva molestata perché non ritenuta abbastanza bella e la cosa la faceva sentire svalutata, nonostante sapesse che le situazioni di cui era testimone erano effettive violenze. Ciò a cui può arrivare l’oggettificazione e la sessualizzazione dei corpi femminili e le conseguenze che hanno nelle vite delle donne è assurdo

La vita delle donne è un costante concorso di bellezza. Non si sa come si finisce a gareggiare, sicuramente non si arriva mai a vincere. Vieni bombardata da più o meno squallide pubblicità che dipingono ogni centimetro del tuo corpo come imperfetto, bisognoso di ritocco. La tua pelle non va bene, non sembra fatta di porcellana. Il tuo corpo non va bene, non sembra quelle delle bambole che ti regalavano ogni Natale. Osi avere i peli? Sulle gambe, addirittura? Che orrore. Prova questi tacchi che ti distruggeranno i piedi, ma guarda come ti slanciano! Il reggiseno? Ti serve. O vorrai far vedere a tutti che il tuo seno non è perfettamente alto, grande e simmetrico? 

Acquista tutto ciò che ti serve. Perché poi sarai più bella e ti sentirai meglio. Ma ci si sente davvero meglio? O non ci si riesce più a vedere struccate, non depilate, col girovita non strizzato quanto più possibile? Sarà che non siamo davvero libere, che scelte del genere sono obbligate nella pratica? 

Sei una donna e ti fanno sentire brutta e inadeguata, ti dicono che per sopperire a questo disagio la strada da seguire non è certo quella di capire il ruolo che ha nella nostra vita la cultura anti-donna in cui siamo immerse, né quella di riflettere su quanto il tuo valore non dipenda dal tuo aspetto più o meno apprezzato dagli uomini. No, la soluzione a quanto pare è estirpare ogni pelo del tuo corpo, controllare ossessivamente la ricrescita e comprare l’ennesimo mascara in offerta. 

Prima di parlare di libera scelta, riflettiamo sul perché quasi nessun uomo decide mai di fare le stesse scelte e sulle conseguenze sociali che derivano dal fare la scelta controcorrente se sei una donna. Se da una parte ottengo validazione e dall’altra insulti e disagio, si può considerare una scelta del genere come neutra e dunque libera? Secondo me, no.

Ma non è finita qui. Non basta. In realtà, per le donne non basta mai nulla. Ci sarà sempre qualcosa che non va in noi e quel qualcosa verrà sempre prima di ciò che hai da dire, ciò che pensi e ciò in cui credi.

Il tuo corpo è sessualizzato, sempre. E ti viene chiesto di auto-sessualizzarti. Per ottenere la suddetta validazione maschile, Sacro Graal dell’esperienza di vita femminile, non basta essere canonicamente attraente. Devi anche essere sensuale, devi performare quella sensualità confezionata, tanto nell’estetica quanto negli atteggiamenti, dagli stessi occhi maschili.

Al concetto di sensualità “attiva” si tendono sempre ad affiancare concetti quali liberta, emancipazione e potere, ma anche qui credo che sia parecchio da mettere in discussione. Puoi scegliere la tua estetica di sensualità, i tuoi modi, i tuoi tempi? O puoi solo decidere di adeguarti o meno ai modelli prestabiliti (dagli uomini), che decidono cosa è sensuale e cosa non lo è? Io di potere e controllo maschile in quest’ambito ne vedo ancora parecchio.

Le foto a componente sessuale che vedo sui social sono molto simili tra di loro, sembrano frutto di una sessualizzazione in serie. Tutte a rincorrere quel modello, tanto apprezzato. Si insegna alle ragazze che la sessualizzazione in realtà la loro unica carta a disposizione, l’unico scettro del potere disponibile, se sei una donna. Usa il tuo corpo, non hai nessun altro mezzo. È da qui che nasce la narrazione tossica delle donne che per ottenere una promozione a lavoro hanno sicuramente fatto sesso con il capo e che riescono a “manipolare” un uomo con promesse e ricatti sessuali. 

La verità è che se la sessualizzazione, così come la conosciamo, desse effettivo potere, non vedremmo più un solo uomo vestito. 

Una quota importante del discorso è il sexting. Uno strumento che trovo potenzialmente liberatorio e positivo, concede di esplorarsi ed è divertente. Tuttavia, non credo sia immune all’inquinamento patriarcale, anzi. Anche qui, l’estetica è spesso preconfezionata, ci si ritrae come si pensa di dover essere. Altrettanto spesso, ci si percepisce come oggetto di intrattenimento, il solo e unico obiettivo è sentirsi oggetto di desiderio maschile, ottenere validazione. Non così diverso da un concorso di bellezza.

Morgan Johnstonbaugh, una ricercatrice della University of Arizona, ha studiato le motivazioni dietro l’invio di immagini sessualmente esplicite, per le donne le probabilità di considerare l’invio di nudi come un tentativo d’impedire la perdita di interesse da parte del destinatario (o impedire che guardi foto di altre donne) si sono rivelate quattro volte più alte di quelle degli uomini. 

Poi ci sono le pressioni, le richieste insistenti, il disagio e i vari “no” ignorati, i vari: “non vorrai essere mica una suora che nessuno vuole? Sei frigida? Sei vergine? Non sai come funzionano queste cose? Rilassati.”

La disparita è palese.

Il grande paradosso è che le donne in questo gioco non possono vincere. Nonostante l’intera società propini solo modelli femminili iper-sessualizzati e spinga ormai attivamente ad abbracciare quell’estetica, se lo fai, sarai comunque solo una troia e il tuo corpo diventa di pubblica proprietà.

Hai inviato una foto svestita, hai postato una foto in intimo su Instagram, hai girato un video con il tuo fidanzato, ti sei sessualizzata in un mondo dove la sessualizzazione femminile investe le donne già da bambine? Allora perdi il diritto di avere una dignità, il tuo corpo può finire su Por*Hub, su canali Telegram creati appositamente per umiliare te e migliaia di altre donne, può passare di mano in mano perché tu non sei più una persona, sei un corpo vuoto. Il fatto di poter fare quello che vogliono con i corpi delle donne, è indice di potere per gli uomini. Possono usarti come mezzo di gratificazione sessuale, umiliarti, deriderti, violarti.

Anzi, ad essere violata e mercificata, dovresti sentirti lusingata secondo molti uomini. Tante storie per niente. “Sei degna di una sega”.

Non possiamo vincere. Cambiamo il gioco.

Screen di un gruppo-por*o Telegram

IG: @ch_woods

Twitter: @ChiaraSuriani

2 thoughts on “La doppia faccia della sessualizzazione

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