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La Rivoluzione Sessuale del 68: emancipazione e modelli femminili

Che cos’è il paradigma Maddalena-Madonna?

È uno schema sociale che divide le donne in due categorie distinte; da un lato le sante, le “ragazze serie che tengono le gambe chiuse” (le Madonne) e dall’altro, in sintesi, le puttane promiscue, che vanno con tutti e “si fanno fare di tutto” (le Maddalene).

Insomma, è il fulcro dell’oggettificazione; le donne non sono considerate persone ma mezzi di soddisfazione maschile.

Credo, tuttavia, che questo fenomeno di categorizzazione femminile, seppur ancora vivo e vegeto abbia cambiato forma e ruolo nel tempo.

Mi spiego meglio.

Prima della rivoluzione sessuale del ‘68, al mito della moglie, dedita alla cura della casa, della famiglia e del focolare ma anche pronta a sottostare agli obblighi coniugali in camera da letto, si contrapponeva quello della prostituta dei bordelli, dove il marito insoddisfatto poteva recarsi per fare sesso con (leggi: abusare di) donne più giovani e belle di sua moglie. Tutto ciò all’interno di un clima di repressione sessuale generalizzata, gli uomini godevano di maggiore libertà sessuale ma la lussuria era ancora condannata e la sessualità femminile semplicemente veniva ignorata, il sesso era una cosa da maschi, a cui le donne dovevano sottostare.

Con l’arrivo della rivoluzione sessuale in Europa e negli Stati Uniti, la sessualità si libera, vengono gradualmente sdoganati i rapporti sessuali occasionali e fuori dal matrimonio e soprattutto esplode la pornografia.

Questa fase storica è sempre vista come punto di svolta per l’emancipazione femminile ed effettivamente furono conquistati traguardi importanti come la legalizzazione del divorzio e la normalizzazione della pillola contraccettiva, finalmente anche le donne acquistano il diritto di avere una propria sessualità e da un certo punto di vista è vero ma secondo me il discorso (al solito) è un po’ più complesso di così.

Non si può prescindere dal contesto culturale, è vero che la nuova apertura sessuale si rivolgeva anche alle donne ma questa prese forma all’interno di un sistema intriso di misoginia e di maschilismo. I veri esiti della rivoluzione sessuale sono stati molto meno emancipatori e paritari di quanto comunemente si pensi.

L’obbligo assoluto di purezza e castità viene meno, ma il vecchio modello femminile non viene distrutto, viene solo rimpiazzato con un altro modello. La donna ora ha il diritto di essere un soggetto sessuale, di non arrivare vergine al matrimonio e di fare diverse esperienze sessuali ma con tutta una serie di nuovi limiti; sono diritti apparenti. Difatti, la sessualità femminile risulta più libera ma soggetta a pratiche e schemi consolidatisi in millenni di dominio patriarcale, e quindi rivolti al piacere maschile oltre al fatto che lo stigma di essere già stata con diversi uomini rimane; ci si continua a sposare con “le Madonne” ma a divertirsi con “le Maddalene”. Le donne sono catalogate in base al modo in cui possono placare le esigenze maschili. Niente di nuovo.

Gli uomini, invece, possono ora beneficiare di un nuovo sistema che pone il loro piacere al centro (come quello precedente d’altronde) ma mette a disposizione una nuova infinita serie di strumenti per procurarlo, esenti da critiche e alla luce del sole.

Vi suona familiare? Non è molto diverso dagli uomini che nel 2020 danno della troia a qualsiasi donna per qualsiasi cosa ma auspicano ad una vita sessuale quanto più attiva possibile con le stesse donne che poi criticheranno per avere gli stessi desideri (non equamente soddisfatti #OrgasmGap).

La categorizzazione tra donne serie e puttane rimane, diventa solo meno netta.

Credo che la rivoluzione sessuale non abbia portato equi benefici per uomini e donne ma abbia accentuato il privilegio e il dominio maschile, cristallizzati poi dalla normalizzazione sistemica dell’oggettificazione femminile, pornografia, mercato dei ‘prodotti femminili’ etc. Le donne si sono effettivamente liberate di una gabbia ma non l’hanno distrutta, l’hanno cambiata.

La situazione odierna è comunque migliore di quella degli anni ‘50/’60? Beh, sì, ma non è davvero abbastanza.

Ad oggi non siamo ancora riuscite a liberarci di un modello femminile preimpostato a cui avvicinarsi faticosamente e subire tutte le conseguenze del caso quando verosimilmente non ci riusciamo.

Ciò vale anche e soprattutto per quanto riguarda la sessualità femminile.

Sembra quasi che il paradigma santa-puttana si stia fondendo, creando il modello applicabile a quest’epoca. Una donna non “difficile” (che sennò sei frigida), a cui si richiede di essere sempre pronta a dimostrare la propria apertura mentale in qualsiasi modo possa soddisfare le esigenze sessuali maschili a loro volta plasmate dal porno e dalla socializzazione; la costante pressione, esercitata nei confronti di ragazzine sempre più giovani, ad essere abbastanza seducenti e provocanti (vestiti corti-stretti-scomodi e pratiche estetiche non richieste alla controparte maschile) e ad abbracciare con entusiasmo la narrativa dominante di performance sessuale ideale che si poggia sulla sottomissione e degradazione femminile.

Al contempo, tuttavia, un’identità sessuale percepita come eccessiva è ancora condannata e condannabile, basti pensare al revenge porn dove è solo il soggetto femminile dell’atto ad essere messo alla gogna e prendersi tutti gli insulti e le conseguenze.

È un paradosso da cui le donne non possono uscire vincitrici.

“Ho gusti sessuali in linea con il modello dominante, è sbagliato?”

No, l’intento di questo articolo è un altro e cioè mettere in luce le dinamiche che portano a percepirlo come una via possibile per essere considerata libera, emancipata, validata e che potrebbero influenzare le nostre scelte.

La sessualità femminile è ancora incatenata e limitata. Se le giovani donne vedono rappresentato un solo modello di sessualità e imparano a capire che è quello da cui deriva maggior validazione maschile e dunque ‘corretto, adeguato’ come fanno a costruire e esplorare la loro esperienza soggettiva?

Ni santas ni putas, sólo mujeres.

1 thought on “La Rivoluzione Sessuale del 68: emancipazione e modelli femminili

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