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Oppressione estetica: il mancato diritto di vivere lo stato naturale del proprio corpo

Il corpo femminile privo di “ritocchi” vari è rigettato, considerato indecoroso e osceno. Le donne non sono viste come esseri umani, ma come corpi vuoti ambulanti, ad uso, consumo e giudizio altrui.

Non importa quanto tu sia intelligente, capace, brillante; sarai sempre giudicata prima per il tuo aspetto. È ciò che definisce il tuo valore, è il tuo lasciapassare o il tuo muro invisibile.

Alle donne viene insegnato che l’unico strumento di (apparente) potere che hanno è il loro corpo sessualizzato. Seguire scrupolosamente l’infinita lista di pratiche estetiche ritenute tanto imprescindibili quanto “naturali” viene dipinto come una specie di scettro del potere. Apparire quanto più simile possibile al modello femminile ideale; fare tua quella femminilità (creata da e per gli uomini) regala autostima, accettazione, sicurezza. Il problema non è la sicurezza che ne deriva ma la necessità di farla dipendere dal giudizio e dalla reazione maschile. Perché la nostra sicurezza varia in base a quanto siamo in linea con l’immagine artificiale di donna che ci viene imposta? 

Le donne vengono indottrinate da piccolissime e fatte entrare nel meccanismo di costante ricerca di validazione maschile. Agli uomini viene insegnato che è legittimo commentare e giudicare sempre e comunque il corpo delle donne, tutte le donne. Passanti sconosciute e fidanzate, nessuna esclusa. 

Gli uomini? No, loro non hanno bisogno di costruirsi addosso bellezza e di sottoporsi alle mille e una pratiche estetiche che appiano tanto necessarie per l’altra metà del mondo. A loro nessuno ha mai detto quanto i loro peli fossero brutti e disgustosi, nessuno ha mai offeso e ridicolizzato il loro viso struccato, nessuno di loro si è mai sentito domandare se fosse malato solo per essere uscito senza fondotinta. Nessuno si è sentito in diritto di dirgli “staresti meglio se ti curassi di più, con i capelli più lunghi, con un filo di trucco, con vestiti più femminili, con un paio di tacchi”. Le donne, invece, sembrano essere di pubblica proprietà. È sempre legittimo commentare il loro aspetto con toni oggettificanti, degradanti, offensivi. 

Giudicare i corpi delle donne, farli sentire inadeguati, imbarazzanti, bisognosi di modifica è dimostrazione di potere. Far dipendere le scelte delle donne dal tuo modo di trattare i loro corpi è potere. Poterle fare sentire male e a disagio perché ti è stato insegnato che tra i loro obblighi c’è quello di essere “belle” e apprezzabili per te ed il resto degli uomini è potere. La temporanea sensazione di vaga serenità derivante dal non essere in disaccordo con i canoni estetici dominanti è tutt’altro che potere. È una gabbia che viene fatta passare per spazio confortevole e libero, ma rimane una gabbia.

@ clara_et_limpida

Non vi fa quantomeno storcere il naso il fatto che agli uomini sia concesso di vivere serenamente il loro corpo, i loro peli, il loro viso struccato e alle donne no? 

Quanti ragazzi non oserebbero mai andare al mare con i peli sulle gambe? Quanti ragazzi riceverebbero occhiate confuse presentandosi struccati ad un matrimonio? Quanti non sarebbero sereni a fare sesso senza essersi prima essersi depilati? 

I peli per me sono l’esempio più calzante di oppressione estetica perché nessuna si salva dall’obbligo della ceretta. Il relativo bullismo per chi osa avere i peli inizia da bambine ed è costante nella vita delle donne. La lista completa degli oneri femminili è però senza fine. Dal corpo all’abbigliamento. La società non vuole considerare le donne come esseri umani, si prenderebbero troppa libertà. Siamo ancora molto lontane dall’eliminazione dei ruoli di genere che incatenano le donne e le costringono dentro stretti limiti comportamentali. Mogli e madri ma anche oggetti sessuali e decorativi, con un certo tipo di aspetto. 

Non sottostare agli stretti obblighi estetici porta una serie di conseguenze sociali ed è proprio per questo che parlare di libera scelta in questo caso è quanto meno fuorviante.

Ogni volta che parlo di depilazione su Instagram o Twitter, si crea una reazione a catena pazzesca. Solo oggi tantissime ragazze mi hanno raccontato di quando hanno capito che le donne devono depilarsi, quando sono state insultate e ridicolizzate da compagni di classe, fidanzati, amici e coetanei ma anche genitori, fratelli, insegnanti. 

Una ragazza scrive: << Da quando ho smesso di depilarmi le gambe ogni volta che mia mamma me le vede dice che faccio schifo/senso; quando le ho risposto che mi vado bene così lei mi ha chiesto se mi andasse bene di fare schifo a tutti gli altri, con tanto di “se dovessi andare all’ospedale cosa penserebbero i dottori”. Ormai queste parole mi toccano poco, ma le sue parole mi ricordano che mi sono sempre depilata per timore di fare schifo/ribrezzo agli altri e che per lungo tempo il mio corpo è stato quel qualcosa da correggere per non infastidire l’altro perché aveva valore solo in funzione dell’altro.>>

@ uotsino_commerciale

Avere una pelle acneica o semplici brufoli e non coprirli con strati di correttore e fondotinta è impensabile. “Con che coraggio quella va in giro senza trucco?” 

La costante auto sorveglianza del proprio aspetto esteriore è tristemente diffusa tra le donne. Ci immaginiamo dall’esterno, come se ci stesse guardando un’altra persona. Spendiamo energie mentali e concentrazione per assicurarci che ogni centimetro del nostro corpo sia come ci hanno detto che dev’essere. Si continuano sistematicamente a sottovalutare gli effetti e le conseguenze di vivere in questo modo. 

@ ale_brio27
@ annaa_coni

Non vedo voglia di cambiamento. Non vedo lotta al cambiamento neanche da parte di quelle che dovrebbero essere icone femministe. L’oppressione estetica inficia la qualità della vita femminile, è strettamente collegata all’oggettivazione e auto-oggettivazione dei corpi, all’autostima e percezione di sé, ai disturbi alimentari e a tanto altro. Sembra che a tutte/i stia bene così. Esporsi è difficile e soprattutto richiede perdita di validazione maschile, la stessa che ci insegnano a bramare da piccolissime. Credo davvero nella necessità di un femminismo che smetta di bilanciare la voglia di riscatto con quella di approvazione esterna. Il femminismo comodo è una via moderata e poco rischiosa ma non è quella che ci libererà dalla gabbia invisibile che ci ostiniamo a non voler vedere.

Smettere di depilarsi non sembra neanche un’opzione credibile. Invece lo è. Io non mi depilo da più di due anni, con varie “ricadute”, è un percorso graduale e che sembra impossibile all’inizio. Ne ho parlato meglio qui. Adesso considero i miei peli elemento neutrale, la loro presenza non inficia il modo in cui mi percepisco. Tuttavia, non è sempre stato così, proprio no. Sembra quasi che le donne che non si depilano siano considerate stranamente tanto a loro agio dal farlo, non è così. Nella maggior parte dei casi si arriva a scegliere di non depilarsi dopo anni passati a farlo. C’è il disagio, c’è la sensazione di essere brutte, c’è la paura che gli altri si accorgano che siamo esseri umani e che abbiamo di conseguenza i peli, com’è normale che sia. 

Iniziare a non depilarsi è un’opzione concreta. Non siamo condannate a una vita di appuntamenti con l’estetista, rasoi, sedute laser costosissime, tempo, dolore, soldi, sorveglianza costante della ricrescita, altri soldi, aspettative maschile tossiche. 

Ci si sente libere nel obbedire perché altrimenti ci si sentirebbe schiave del disagio. 

Fermiamoci un attimo a riflettere sulla media rappresentazione femminile. Donne completamente depilate, vestiti scomodi, stretti e corti, trucco che mimetizza qualsiasi minima “imperfezione”, capelli perfettamente in piega. Nei film, nelle pubblicità, nell’arte, dovunque. 

Sento spesso dire che alcune ragazze non si sentono obbligate a depilarsi perché a loro i peli “fanno proprio schifo”, “non piacciono proprio”. È normale che sia così, sarebbe strano il contrario. Cresciamo tutta la vita bombardate da immagini di donne glabre e perfettamente “femminili”, tale immagine viene costantemente confermata dalle nostre interazioni sociali. Validazione se ci atteniamo al copione che ci è stato affibbiato, bullismo se non lo rispettiamo. Perché ci ostiniamo a dire che tutto ciò non influenza le nostre scelte e le nostre preferenze?

Forse se qualcosa ci sembra assurdo e ridicolo da dire o imporre ad un uomo, lo è anche per le donne. La grande differenza è che la nostra oppressione è talmente normalizzata e radicalizzata da risultare naturale. Una nostra “scelta”. 

Le donne non hanno il diritto di vivere lo stato naturale del proprio corpo. Esci dalla gabbia, aiuta le altre. 

Per tutte le foto di questo articolo ringrazio le ragazze che hanno voluto partecipare a questo piccolo progetto inviandomi le loro foto. Pretendiamo il diritto allo stato naturale del nostro corpo senza ripercussioni. Spero che questa raccolta di foto provi che non c’è proprio nulla di osceno e scandaloso nei corpi naturali delle donne e che tu che leggi ti senta meno sola in questa battaglia invisibile contro un’estetica imposta.

@mals_8
@ Ilaria_reine
@ lemunq

Grazie a tutte,
Chiara

Instagram: Ch_woods
Twitter: ChiaraSuriani

1 thought on “Oppressione estetica: il mancato diritto di vivere lo stato naturale del proprio corpo

  1. Il femminismo non si occupa di demolire gli oppressivi canoni estetici perché è doloroso per ogni donna cominciare da sé stesse a vivere il disagio della eversione. Molto meglio parlare di cose fuori dal proprio corpo, come se la parità non cominciasse dal diritto di vivere senza torturare o modificare il proprio aspetto. Brava, sei coraggiosa.

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