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Quarantena e violenza maschile: 11 donne uccise

In Italia, durante la quarantena sono state uccise undici donne. Irina, Larisa, Barbara, Bruna, Pamela, Rossella, Irma, Lorena, Gina, Viviana e Alessandra. Vittime di fidanzati, mariti e figli. Prese a botte, aggredite a coltellate, fucilate. Spesso, i titoli degli articoli che riportano la notizia dell’ennesimo femminicidio sono aberranti. “Tempesta emotiva, raptus, delitto passionale” e simili. In questo periodo, capita invece di leggere “vittima della convivenza forzata”, “dramma da quarantena” e altre espressioni dello stesso calibro. Non è la convivenza che uccide, non è la quarantena. Nomina il problema: violenza maschile.

Irina Maliarenko aveva 39 anni. É morta il primo marzo nel reparto di rianimazione dell’ospedale Pellegrini di Napoli, era stata ricoverata il 18 febbraio per emorragia intestinale. Il compagno l’aveva presa a botte con una violenza tale da danneggiarle milza e fegato.  

Larisa Smolyak è stata uccisa a coltellate dal figlio 29enne, il 4 marzo. Andriy Bochsan, l’ha colpita in testa con un posacenere, le ha inflitto quaranta coltellate e poi ha chiamato i carabinieri. 

Barbara Rauch, 28 anni, aveva una bambina di tre anni. È stata uccisa dal suo stalker il 9 marzo, all’interno dell’enoteca che gestiva insieme al compagno. Barbara aveva già denunciato l’uomo che l’ha uccisa, suo ex collaboratore di 25 anni.

Bruna Demaria, 66 anni, uccisa a colpi di pistola il 12 marzo dal marito, Franco Necco, 66enne. L’uomo ha ucciso anche il figlio di 29 anni, Simone.

Rossella Cavaliere, 51 anni, accoltellata dal figlio il 19 marzo. Cinque colpi al petto. Andrea Asciano, 23 anni, ha ucciso la madre nella notte. A dare l’allarme i vicini. Il ragazzo è stato bloccato sotto casa dai carabinieri, si era già liberato del coltello.

Via: Collages femminicidi Milano

Pamela Ferracci, 46 anni, decapitata dal figlio 19enne, il 22 marzo. Durante una lite si è scagliato contro la madre e l’ha colpita al petto, al collo, ha ferito anche la sorella che aveva cercato di difendere la donna. La ragazza è scappata e ha chiesto aiuto.

Irma Bruschetini, uccisa dal marito con un colpo di fucile, il 30 marzo. Aveva 97 anni. Il marito, Silverio Chiarini, ne aveva 87. Dopo aver sparato alla moglie, Silverio ha rivolto il il fucile contro di sé e si è suicidato. Sul divano ha lasciato un biglietto: «Seppelliteci vicini».

Lorena Quaranta, 27 anni, studentessa di medicina strangolata il 31 marzo dal compagno, Antonio De Pace, 28 anni. Dopo l’omicidio lui ha tentato di suicidarsi, tagliandosi le vene, ma prima ha chiamato il 112: «Venite, ho ucciso la mia fidanzata». Antonio ha ferito Lorena con un coltello all’addome prima di strangolarla. «Abbiamo litigato e in uno scatto d’ira l’ho uccisa. L’ho accoltellata all’addome e poi è morta. Con una lampada l’ho colpita alla faccia. La lampada era sul comodino. Le mani le ho messe al collo. L’ho affogata. Non ho altro da dire…».

Gina Lorenza Rota, 52 anni, uccisa dal compagno con un colpo di pistola alla tempia, il 2 aprile. Terens Cacici, 38 anni, conviveva da alcuni mesi con la donna. Dopo aver sparato a lei si è suicidato.

Viviana Caglioni, 34 anni. Il compagno l’ha uccisa di botte il 6 aprile. Viviana è morta dopo una settimana di coma. Michele Locatelli, 42 anni, pregiudicato, l’ha colpita con pugni e calci all’addome. Vivevano insieme da sei mesi. Lui era geloso di Viviana, durante una lite, nella notte tra il 30 e il 31 marzo, l’ha sbattuta a terra e poi ha cominciato a colpirla con pugni e calci. I soccorsi sono stati chiamati dalla madre di lei un’ora dopo. Viviana è arrivata al pronto soccorso in coma e in ipotermia, per aver passato ore sul pavimento.  

Alessandra Cità, 47 anni, uccisa dal compagno con un colpo di fucile, in provincia di Milano. Dopo 9 anni, Alessandra, tramviera Atm, voleva lasciare Antonio Vena, di 47 anni. Lui le ha puntato alla testa il fucile e ha sparato. 

La violenza maschile sulle donne ha radici socioculturali. Si fonda e si consolida su un’immagine stereotipata della donna alla quale vengono assegnati specifici ruoli. Per eliminare la violenza maschile sulle donne è necessario abbattere i ruoli di genere. Le donne non sono proprietà di nessun uomo, non sono serve, non sono cuscinetti emotivi e di sfogo, non sono oggetti strumentali di cui abusare, non sono schiave a servizio degli uomini.

Non controllarle, non prevaricarle, non sfogare i tuoi desideri di potere su di loro. La violenza maschile sulle donne è causa e conseguenza di una società asimmetrica che impedisce alle donne di esprimere il proprio potenziale e di avere pari opportunità, ad esempio nell’accesso e nella progressione nel mondo del lavoro. Le incatena e le uccide.

L’uccisione della donna in quanto donna non è mai un fatto isolato, un gesto improvviso, un raptus. L’espressione dell’autonomia di pensiero e di azione della donna viene avvertita come minaccia al percepito diritto di potere e controllo dell’uomo.

Secondo una rilevazione fatta dai centri antiviolenza D.i.Re. rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le richieste di aiuto sono aumentate del 74,5%.

2.867 i casi segnalati in due mesi, 1224 in più se paragonati alla media mensile registrata nel 2018 negli oltre 80 centri sparsi per l’Italia. Per 806 di questi casi (il 28%) è la prima richiesta di aiuto.

«L’isolamento in casa è il sogno dell’uomo violento» afferma Gabriella Ferrari Bravo, psicoterapeuta e volontaria del centro Arcidonna di Napoli. È più difficile chiedere aiuto, sei bloccata in casa con il tuo aguzzino. Se sono a casa accanto a mio marito che normalmente mi prende a cazzotti come faccio a telefonare? L’isolamento in casa è la precondizione e la strategia del violento che isola la sua compagna. “La spesa la faccio io. Tu non uscire. Non parlare con tua madre”. Il violento trova in queste prescrizioni confermate dall’ordinanza una conferma alle sue tesi. Paradossalmente l’isolamento in casa realizza l’obiettivo del violento, ossia il dominio assoluto sul corpo della donna e sulla sua libertà di movimento.

La violenza maschile sulle donne è un problema globale. I dati diffusi dallo United Nations Population Fund (UNFPA) ipotizzano un aumento del 20% della violenza dall’inizio della pandemia in tutti i 193 stati membri delle Nazioni Unite. Ma non solo: i ricercatori prevedono un numero dei casi di violenza domestica vicino ai 15 milioni ogni tre mesi di prolungamento del blocco.

Riconosci, condanna e combatti la violenza maschile. 

Instagram: ch_woods

Twitter: ChiaraSuriani

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