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Storia di uno stupro

Ricevo spesso testimonianze di ragazze su Instagram, che mi raccontano di quella volta che anche per loro, il solo essere donna è stato abbastanza per farle diventare vittime di abusi, violenze e prevaricazione maschile. La stragrande maggioranza delle donne ha ricevuto molestie e violenze, molte a iniziare da bambine o poco più. Non è un caso che le dinamiche abusive siano sempre le stesse e che i risvolti nelle vittime di che le subisce abbiano tanti tratti comuni. La violenza maschile contro le donne è la base del sistema e della cultura in cui viviamo ogni giorno, il cardine è il potere che gli uomini pretendono di avere sul corpo delle donne e sulle loro vite. 

Ogni abuso è esercitazione di potere. Ho il potere di farti sentire a disagio, fischiandoti mentre cammini; ho il potere di farti avere paura se mi vedi per strada e ci sono pochi lampioni; ho il potere di convincerti a fare sesso con me anche se no vuoi perché riesco a farti sentire in soggezione e indifesa; ho il potere di farlo anche se non riesco a convincerti; ho il potere di trattare te e tutte le altre donne come oggetti sessuali senza pensieri e sentimenti; ho il potere di avere una libertà che tu non potrai mai neanche sperimentare perché questo mondo è stato costruito sullo sfruttamento del tuo corpo per sodisfare i miei desideri.

Ieri una ragazza mi ha scritto la sua storia, io posso solo riportarla come esempio lampante di quanto tutto ciò sia normalizzato e inumanamente diffuso.

Lei scrive:

“Le tue storie mi hanno sconvolto, fanno un sacco male. Vorrei condividere, se possibile, anche io un pezzo di storia, perché ancora oggi non mi pare possibile che ci sia gente del genere anche se l’ho vissuto sulla mia pelle. 

Conosco questo ragazzo, usciamo la prima volta e mi parla del suo concerto. Entusiasta, mi interesso della cosa e lui mi chiede se abbia voglia di andare a sentirlo. Era fuori dalla mia città, ma quel mondo mi incuriosiva, ergo, davanti alla sua proposta di ‘dai, in caso dormi da me’ non ho proprio pensato che ci fosse chiaramente un secondo fine. Ho pensato che ok, è già successo che con amici ci fossero feste e cose così e mi fermassi a dormire da qualcuno. Anche perché non ci eravamo mai baciati né nulla, non avevo alcuna esperienza del mondo. Era tutto nuovo per me. Finisco per accettare, vado al concerto e, di nascosto dai miei, decido di fermarmi a dormire lì. Durante la serata, circola di tutto: alcool, erba, fumo.

Durante la serata, succede pure che ci baciamo. Ero al settimo cielo, era tutto bellissimo. Era tutto nuovo, tutto prima volta. 

Torniamo a casa sua alle tre di notte. Ero stanca, esausta e stravolta dall’alcool e dall’erba. Inizia a baciarmi e a toccarmi. Inizio a perder tempo borbottando cose a caso e adagiandomi su un letto. Ero troppo ingenua per immaginare che volesse altro, rispetto alle mie chiacchiere. Mi propone di farmi una doccia e stupita dall’orario rifiuto affermando di voler solo dormire. Inizia a baciarmi, anche se ero stanca. E allunga la mano verso il seno, verso il basso. Imbarazzata e finalmente capendo, gli chiedo di fermarsi, perché ero vergine e non me la sentivo.

Lui si è fermato di colpo. Ha iniziato a tirarmi fuori spiegazioni sul fatto che la verginità è un costrutto sociale. Gli ho spiegato (sempre stanca e stordita) che ne ero consapevole, ma volevo comunque non farlo. Ha replicato raccontandomi storie di persone che conosce che non la danno, sfottendole per quello. “Eh fighe di legno, cosa fate le facili se poi non la date”. Mi sono sentita in colpa, ma ho continuato con il mio no, anche se debolmente per i sensi di colpa e di imbarazzo. È passato al contrattacco. Dalle parole è arrivato a toccarmi di nuovo, dicendo “dai, ti faccio provare qualcosa, niente penetrazione”. Infastidita dalla situazione e dai miei no, non dico nulla. Tenta di farmi un (pessimo) sesso orale. Al ché, rimanendo rigida perché non sapevo cosa fare, mi inizia a masturbare perché “no dai, così ti senti a tuo agio”, anche se io non volevo affatto. Anzi, ho sentito un sacco dolore. Ero vergine d’altronde. Sentendo ciò che per lui è evidentemente “eccitazione da parte mia”, inizia a penetrarmi, alzando le mie gambe che tremavano. Ho pianto per il dolore. Lui sorrideva e diceva che era normale, che ero vergine e ci doveva pensare lui. Era un lavoraccio, ma si doveva fare. Ha iniziato a penetrarmi, con le mie gambe sulle spalle che continuavano ad esprimere tremolio. Non si è fermato. Gli ho detto più volte di smetterla perché faceva male. “Vedrai che andrà tutto bene dopo”. 

Alle 6 è finita l’agonia. Era venuto con una sega e adagiato sul letto per la troppa stanchezza. Mi sono guardata allo specchio e ho provato solo disgusto nei miei confronti. Sono stata una settimana male con il mio corpo, senza capire perché. Sono stata mesi a chiedermi perché sentissi repulsione. Ci ho messo un anno per realizzare che mi aveva stuprato. 

Dopo quella notte, ci siamo risentiti. Ormai aveva potere su di me, non sono mai riuscita a resistere. Abbiamo avuto una “relazione” di quasi un anno. Ovviamente, il sesso era centrale. Ha avuto sesso anale sempre sotto costrizione. Ha tentato anche di convincermi per le threesome, ma almeno in questo senza successo. Abbiamo avuto una relazione aperta dove lui poteva scopare quanto voleva con altre, io ero troppo traumatizzata per pensarci. E il commento dell’indomani dopo quello stupro è stato “eh, la prossima volta depilati”. Ero sempre depilata quando ci dovevamo vedere. Dopo un anno di violenze mentali, fisiche e tutto, abbiamo chiuso. L’ho rivisto dopo un po’ di mesi che avevo realizzato lo stupro. Gliel’ho detto, gli ho vomitato la mia rabbia. Ho ricevuto un “Beh, quello lo chiami stupro? Fidati, ti è andata meglio di molte altre”. Ancora mi chiedo in cosa, ma se c’è anche peggio di questo beh, ragazze, siamo nella merda. Inutile dire che da allora mi sono sentita estremamente sessualizzata in ogni contesto, ho iniziato ad avere rapporti occasionali come coping method in cui mi sentivo solo un oggetto sessuale. Ci ho messo un sacco per capire che ero anche una persona che poteva essere amata, oltre al sesso. Ancora oggi con il mio attuale ragazzo, una persona fantastica che mi ha sempre supportato e sostenuto in questo, a volte ricado in queste paranoie e brutti ricordi. Ne ho parlato con poche amiche fidate e genitori. Le altre persone temo mi direbbero che me la sono andata a cercare. Mio padre lo ha detto. Perché non dovrebbero farlo gli altri?”

Se accetti di dormire a casa di qualcuno e addirittura gli dai anche un bacio, devi essere pronta a fare sesso con lui. Che ci facevi sennò in quella situazione? No, la prospettiva di passare la sera con una donna senza riuscire a farci sesso con ogni mezzo non è contemplata. 

Se ti metti in condizione di essere stuprata è colpa tua. 

Anche se lui sa che non vuoi davvero, perché non ci vuole molto a capirlo quando hai davanti una ragazza palesemente a disagio ma non importa, la massa sarà sempre dalla tua parte e non ti darà la responsabilità di ciò che è successo perché, si sa, “i maschi sono così”. 

No, non è vero, i maschi sono così perché gli viene insegnato che il corpo delle donne è proprietà pubblica e possono farci ciò che vogliono.

E puoi attribuire il valore di una donna basandoti su quanto pensi sia “troia” o quanto “figa di legno” o come spesso accade, entrambe in contemporanea; puoi commentare il suo corpo, puoi considerarlo strumento sessuale perennemente disponibile. 

Puoi tentare di convincerla a fare sesso con te, sfinendola, rendendola vulnerabile in modo che non si opponga. Puoi decidere arbitrariamente di penetrarla senza consenso ed essere anche convinto di non essere uno stupratore.

Questa è una storia tanto terribile quanto esemplificativa della realtà fatta di violenza, sessuale e psicologica, che troppe donne si trovano a dover affrontare, anche da minorenni.

1 thought on “Storia di uno stupro

  1. Hey ciao!
    Ti seguo da qualche mese e mi chiedevo se potessi consigliarmi qualche libro sul femminismo radicale!
    Ti ringrazio, mi stai cambiando la vita✨

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