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Storie di vaginismo

Di vaginismo si parla molto poco, quando si fa, però, si trattano solo sintomi, cure, trattamenti e simili; fare informazione in merito alle suddette è ovviamente importantissimo ma ciò che spesso manca a chi soffre di vaginismo è il confronto tra pari. 

Non ne parli perché ti vergogni e comunque è raro conoscere qualcuno che ti capirebbe concretamente, magari ci provi anche ma dopo l’ennesimo “basta rilassarti!” che ti tocca sentire, decidi che è inutile e non ne vale la pena. Spesso, chi si trova in questa situazione delicata si sente sbagliata e sola, perché sembra tu sia l’unica ad avere questo problema; ma non è cosi. Affatto. 

Tenevo particolarmente a questa raccolta di testimonianze di ragazze che soffrono o hanno sofferto di vaginismo, ringrazio tutte coloro che mi hanno scritto su Instagram e Twitter per condividere la propria esperienza. 

“Ciao Chiara. Nel corso dei miei vent’anni di vita ho avuto un’unica relazione seria con una persona per cui fatico a trovare aggettivi positivi che riescano a descrivere accuratamente quanto si incastrasse perfettamente con me, da qualsiasi punto di vista. Anche sul versante sessuale le cose sembrava andare benissimo, c’era un’attrazione molto forte e a livello di preliminari non abbiamo mai avuto problemi. Quando abbiamo provato ad avere un rapporto penetrativo (era la prima volta per entrambi), però, non siamo riusciti in alcun modo; inizialmente abbiamo attribuito la colpa (era difficile non vederla come una mancanza) alla nostra scarsa esperienza, ma col passare del tempo ci siamo resi conto che si trattava di qualcosa di più serio che coinvolgeva, nostro malgrado, anche la sfera psicologica.

Ho fatto dei controlli ginecologici e mi è stato confermato che avevo un problema psicofisico che impediva, pur volendolo io con tutte le mie forze, di “completare” l’atto. Ho vissuto malissimo questa cosa, oltretutto non siamo mai riusciti ad arrivare in fondo (mi scuso per queste perifrasi, dà fastidio anche a me l’idea che l’unico rapporto sessuale considerabile completo sia quello penetrativo, ma non riesco a togliermi questa convinzione dalla testa, è troppo radicata in me). Adesso non sto più insieme a questa persona; non mi considero vergine in senso stretto, ma di fatto lo sono ancora fisicamente. A volte ho paura che non riuscirò mai ad aprirmi con nessun altro riguardo a questa cosa, e mi sembra di portare sulle spalle il peso di una sorta di verginità “imposta” di cui mi sarei potuta liberare solo nella precedente relazione, perché temo che non troverò più nessuno che mi ispiri tanta fiducia da poterci riprovare.”

“Ne ho sofferto. In un qual senso ne soffro ancora; ad esempio per i controlli dalla ginecologa lei sa che non può introdurmi niente che non siano le sue mani e anche lì incontra resistenza.

Ho scoperto di soffrirne dopo il mio primo rapporto sessuale. È stato una cosa orrenda, davvero troppo doloroso, ma credevo che il dolore fosse normale. Allora avevo 17 anni ora ne ho 23 e ho scoperto col passare degli anni, parlandone con altre ragazze che quel dolore non è la norma per tutte. Con quel ragazzo c’erano problemi e anche per questa cosa non mancavano le discussioni. Mi aveva tranquillamente detto che o riuscivamo ad avere rapporti oppure non aveva senso stare assieme. Ci siamo mollati alla fine. Poi ho affrontato il discorso con la suddetta ginecologa che mi diede una crema da dare la sera da sola facendomi un massaggio vaginale (non sono sicura sia il termine più corretto). Fatto sta che col ragazzo successivo non ho più avuto di questi problemi. L’approccio alla penetrazione deve sempre essere molto gentile e cauto, insomma non deve avere nessuna fretta il partner ma ora me la godo tutta. Penso che il problema vaginismo per me sia stato un riflesso del problema relazionale con il mio primo ragazzo. Però ci sono voluti anni per averne consapevolezza. E nessuno me ne aveva parlato, neanche la ginecologa.”

“Sin da che ho iniziato a fare sesso penetrativo, a 18 anni, ho un grande senso di ansia e fastidio all’idea di essere penetrata da qualcosa e mi irrigidisco. Provo dolore anche durante un banale esame ginecologico come il Pap test o anche se provo a mettermi un assorbente interno. Mi irrigidisco molto e provo un dolore che è come la sensazione di essere squartate e tirare dentro, molto acuto, e aumenta con la profondità. È una cosa mentale, dovuta ad ansia e alla sensazione di non avere controllo o comunque di tensione. L’idea di avere cose dentro, anche per esempio aghi, mi da agitazione e rimango sempre con con un senso di nausea per due giorni quando devo fare analisi del sangue. L’unica soluzione, che infatti sto cercando di fare, è abituarsi gradualmente ad essere penetrate, con oggetti anche piccoli, facendo conoscenza col proprio corpo e con le sensazioni associate. Ma rende il sesso penetrativo comunque molto doloroso e fastidioso. Anche la masturbazione con introduzione di dita mi è molto fastidiosa, Sia che facciano altri o che faccia io. I ragazzi con cui sono stata da una parte non mi hanno mai forzata o sollecitata alla penetrazione ma hanno difficoltà a capire e pensano sia solo questione di abitudine. Poi è anche un circolo vizioso perché sapendo un anticipo che una cosa farà male, ci si irrigidisce ancora di più. È molto difficile parlarne, anche con altre ragazze, è provo anche un senso di vergogna un po’ irrazionale, come se fossi “sbagliata” o “matta”. Non essendoci informazione sul tema è facile non capire o scambiarlo per malattie fisiche come l’endometriosi, come mi disse un’amica anche più informata delle altre quando le parlai dei miei sintomi. La stessa ginecologa non me l’ha suggerita come diagnosi davanti al mio evidente dolore per il Pap test.”

“La mia prima volta infatti ho perso sangue per tre giorni, e non credo sia avvenuta alcuna penetrazione. Andavo davvero a sangue, ho chiesto aiuto alla ginecologa, ma diceva che era tutto a posto. E di parlare del vaginismo con la psichiatra. Io sono stata violentata a quindici anni, da due ragazzi bocciati che erano nella mia classe, quindi ipotizzavamo fosse quello è il mio disturbo d’ansia. Ma ho sempre avuto paura del pene in sé, anche quando se ne parlava in Scienze io pensavo che non volevo una cosa simile dentro. Che mi avrebbe rotta. Spaccata in due. La prima volta l’ho avuta a 21 anni. Poi ho provato con il lubrificante e ne usavo tantissimo. Così andava meglio. Il mio primo vero ragazzo diceva di non volerlo usare perché avrebbe significato che io non mi sarei bagnata abbastanza, diceva che stavo mettendo le mani avanti perché non ero attratta da lui. Non volevo pensasse questo e non era così. Era appassionato di BDSM e in quel momento della mia vita pensavo fosse quello che mi mancava per vivere il sesso in maniera davvero eccitante come sembrava esserlo per tutti. Sembravo essere guarita, complici molti preliminari. Ma ero piena di lividi, venivo strozzata con delle cinture o le dita messe al posto giusto. Sono svenuta più volte. Ho preso infinito schiaffi. Ora sono un po’ bloccata di nuovo gli psicofarmaci possono abbassare la libido e la depressione ha ovviamente degli effetti su ogni aspetto della vita di un individuo, ma non è solo quello. Credo che ricordare durante il percorso psicoterapeutico una violenza subita nella primissima infanzia mi abbia riportata a questo timore della penetrazione. E vedo, nonostante stia  con una persona con cui ho molto dialogo e che sa tutte queste cose, che comunque c’è sempre una maggiore attenzione alle posizioni e alle pratiche che preferisce lui. Sto cercando di farmi avanti di più e lui mi ascolta. Ma il fatto che anche con una persona aperta — come se fosse chissà che, ma è comunque una rarità — io faccia fatica la dice lunga.”

“Ciao! Ho 19 anni e ho avuto il mio primo rapporto di intimità a 17 anni con un ragazzo e non dico sessuale perché non siamo mai riusciti purtroppo a concludere nulla perché secondo lui ero “troppo stretta” e persino infilare un mignolo mi faceva male o comunque l’idea della penetrazione mi faceva venire da vomitare per la paura del dolore. Mi sono sentita inadatta e inadeguata per tantissimo tempo tanto che ho fatto visite su visite ginecologiche per cercare di capire cosa avessi che non andava, volevo anche provare a intervenire chirurgicamente perché era impossibile per me pensare di non riuscirci in nessun modo e la cosa mi faceva stare male e non poco. Ci siamo poi lasciati e ora sto con un’altra persona a cui ho spiegato la mia situazione e alla fine siamo riusciti ad avere un rapporto sessuale “completo” di penetrazione, ora la considero una cosa tranquilla anche se a volte rimane l’ansia del dolore che poi passa perché ho trovato qualcuno di paziente e che non mi ha mai fatto pesare niente, ma la sensazione di non essere abbastanza donna, di non essere normale, di avere qualcosa di anomalo in me mi ha accompagnata per tantissimo tempo e mi ha portato a farmi mille paranoie e a pensare di non riuscire mai ad avere rapporti di nessun tipo. Con il tempo e l’aiuto psicologico ho poi capito il motivo per cui avevo così paura e perché non riuscissi, ed è perché alle ragazze la prima volta viene presentata come necessariamente dolorosa, viene detto che la prima volta fa malissimo a prescindere e che è un dolore che bisogna affrontare, quando invece non lo è affatto :)”

“Io ne soffro da quando avevo 14 anni. Solo nell’ultimo periodo ho avuto la diagnosi ufficiale e solo negli ultimi 1-2 anni ho preso la dovuta consapevolezza di quanto fosse una “malattia” come un’altra. Anche io ho sempre avuto zero confronto e zero informazione… Solo giudizi del gruppo dei pari e zero aiuto da parte degli adulti (è una cosa che c’è stata per tutta l’adolescenza, dall’inizio alla fine). Sono arrivata al nome vaginismo solo con ricerche su internet, e anche nominandolo alla ginecologa/dottoressa sono sempre stata screditata e mai presa sul serio. Sai bene quanto me come sia una tortura da tutti i punti di vista, ho passato anni a non accettarmi, a sentirmi inferiore e a soffrire tantissimo. Il mio ex ragazzo voleva fare sesso subito, o mi avrebbe lasciata. Ci sono stata insieme diversi anni. Quando ci abbiamo provato (ovviamente io non volevo) è stato terribile. Abbiamo sempre litigato, mi ha sempre accusata di non volerlo fare, di non voler soffrire per lui eccetera con litigi e urla serie. Il tutto accompagnato da amiche che continuavano man mano a perdere la verginità, ai suoi amici e ai loro commenti, al confronto inevitabile con la realtà. A un sostegno di adulti inesistente. Con lui era tutto un obbligo, faceva cose senza chiedermele sapendo che io non ero d’accordo e dicendo “non lo sai se non ci provi”. 

In più è passato dal non cagarmi e lasciarmi perché non lo facevamo a essere iper possessivo e geloso quando ci siamo rimessi insieme (non ci sto più insieme da anni ovviamente). L’ho lasciato io, ma ci ho messo un sacco di tempo. Poi sono rinata totalmente. Mi sono ripresa me stessa e ho capito quanto valgo. Non minimizzo quando dico che sono una persona totalmente diversa. Poi ho fatto una visita con un’ostetrica specializzata quest’estate che mi ha diagnosticato il vaginismo, sono andata da una ginecologa del consultorio che ha ufficializzato subito la cosa (bravissime tutte e due, mi hanno fatta sentire davvero capita e presa sul serio) e ora sono in terapia psicologica. Non ancora fisica perché non me la sento. In tutto ciò la mia dottoressa/ginecologa (che non mi ha mai visitata) ha continuato a screditarmi anche dopo la diagnosi ostetrica. Ci ha creduto solo quando l’ha detto la ginecologa. Anni e anni di: è solo nella tua testa, stai esagerando, devi solo rilassarti, devi aspettare quello giusto.”

“Ciao! Io ho sofferto di vaginismo per circa 6 mesi. Me ne sono accorta quando io e il mio ragazzo abbiamo provato ad avere un rapporto per la prima volta, e lui non riusciva ad entrare. All’inizio pensavo fosse una cosa normale, essendo la mia prima “penetrazione”, ma poi nei mesi la cosa non è cambiata. Sono andata a fondo nella cosa, in quel periodo ero seguita anche da una psicologa, ed ho riscontrato che probabilmente il problema era prettamente psicologico. Infatti, una sera ho avuto uno sfogo emotivo piuttosto importante, è come se mi fossi tolta un grosso masso dal petto, parlando ed aprendomi col mio ragazzo circa altri temi (io e lui parlavamo e parliamo attivamente del nostro corpo e del sesso quindi non ero chiusa in me stessa e isolata circa l’episodio del vaginismo). Fatto sta che, dopo questo crollo e sfogo emotivo, la contrazione pelvica si è allentata, diciamo; le prime volte mi faceva molto male quando abbozzavamo un rapporto, ovviamente fermando tutto subito, e poi è andata sempre meglio. Il blocco quindi era prettamente psicologico, dovuto probabilmente ad abusi (psicologici e non) passati, che erano, tra le cose, convogliati nel vaginismo. “

“Eccomi! Sono stata per 6 anni col mio ex, dopo forse un annetto abbiamo iniziato a provare a fare sesso e non ne voleva sapere di entrare (lui sentiva come se ci fosse un muro, io sentivo un dolore incredibile). Dopo due annetti vado dalla mia ginecologa che mi diagnostica il vaginismo. 

Purtroppo il vaginismo inizia da problemi psicologici e/o traumi e/o brutta educazione sessuale, famiglia chiusa ecc, il mio coping mechanism era evitare di pensare di avere quel problema e continuare a fare sesso senza penetrazione col mio ex. A volte il problema ritornava in superficie e io (sbagliando) lo affrontavo piangendo per qualche ora per poi ritornare normale. Mi vergognavo un sacco, a parte il mio ex nessuno sapeva che ne soffrissi. Fast forward to novembre 2018, decisi di prendere in mano la situazione perché non ne potevo più, quindi sono andata da una psicologa (principalmente per disturbi vari di ansia) e ho iniziato ad aprirmi all* mie* amic* più strett*. Dicevo, a gennaio 2019 la mia psicologa mi rimanda da una sessuologa che si occupa di problemi tra coppie o individui singoli, tra cui vaginismo.

Inizio con solamente trattare i miei problemi di ansia, finché poi non migriamo naturalmente verso il vaginismo. La psicologa ha attuato varie tecniche di visualizzazione e rilassamento muscolare che io dovevo fare a casa, più ovviamente cercare la radice del problema (nel mio caso, le varie ansie + il fatto che non riuscissi a non essere in controllo e associassi il sesso a perdere il controllo). Ad un certo punto suggerisce che io compri dei dilatori, che sono in pratica dei dildo di plastica di dimensioni graduali che servono ad abituare la vagina ad essere penetrata.

Nel frattempo io e il mio ex ci lasciamo per motivi non collegati al vaginismo/sesso. Inizio con i dilatatori, la psicologa mi dice di tenerli minimo 10 minuti inseriti, di essere molto lubrificata (lubrificante + lubrificazione naturale), e magari di provare varie posizioni. Ho usato dilatatori da circa giugno fino ad agosto, quando sono arrivata al più grande. Nel frattempo avevo iniziato una relazione di solo sesso con un mio collega (che adesso è il mio ragazzo), che sapeva del vaginismo ma non che io fossi tecnicamente “vergine” (io stessa non mi consideravo vergine perché comunque avevo fatto pratiche sessuali).  Comunque, dopo essere arrivata all’ultimo dilatatore, sono riuscita finalmente ad avere sesso penetrativo e adesso ci riesco benissimo in varie posizioni!”

“Ciao Chiara, seguo la tua pagina da relativamente poco ma ti faccio mille complimenti per i temi che tratti e nel modo in cui lo fai. In ogni modo, voglio raccontarti la mia testimonianza così che possa aiutare qualsiasi donna/ragazza che si troverà/si trova ad affrontare questo problema; prima di tutto io soffro anche di endometriosi, che è un disturbo che affligge davvero tante donne e che spesso viene sminuito o peggio, ignorato, da molti ginecologi durante le sedute. Ricordo ancora quando andai per la prima volta dopo quasi un anno dall’ultima volta che avevo avuto un rapporto con il mio ex ragazzo dal mio (ex) ginecologo, dove gli raccontai di tutta la mia frustrazione nel non riuscire ad avere rapporti o di provare davvero molto dolore nel concluderne uno (il mio ex era il ragazzo più gentile del mondo, ma spesso ero io a stringere i denti durante il rapporto per non dire nulla), lui mi rispose che ero solo nervosa e che non era un problema fisico, di rilassarmi e basta ed anzi mi -trattò come se non avessi niente ed il mio problema non esistesse: mi sentivo molto umiliata e come se non riuscissi a fare la cosa più naturale del mondo, così mi sentivo bloccata anche a livello sentimentale. Per fortuna ora ho trovato una ginecologa che mi ha presa sul serio, ed intraprendendo un percorso che mi ha suggerito sia fisico che mentale ora sto curando il mio vaginismo dandomi delle opportunità per godermi l’intimità con qualcun altro. Purtroppo so che molte donne ne soffrono e so che altrettanti specialisti medici non prendono il problema seriamente, ridacchiando e non prestando attenzione alla salute delle donne… purtroppo l’ho sperimentato sulla mia pelle, ed è stato davvero umiliante sentirsi dare, sostanzialmente, delle “frigide” da un dottore che dovrebbe aiutarti. Spero davvero che la salute delle donne verrà e venga presa più seriamente da molti più specialisti, e che si cominci a parlare di questi disturbi che, purtroppo, sono molto comuni.”

“Io ne soffro, inizialmente quando ho cominciato ad avere rapporti sessuali con il mio ragazzo non avevo alcun tipo di problema, benché io sia sempre stata terrorizzata dall’idea della penetrazione ad esempio tramite dita, (non ti dico la sofferenza che provo ogni volta dal ginecologo). Poi dopo circa un anno e mezzo ho iniziato a percepire dei dolori molto forti durante i rapporti, che hanno iniziato a causarmi sempre più problemi; è diventato per me un ciclo senza fine: i dolori mi hanno portata ad avere paura del rapporto come tale e ad irrigidire i muscoli, per questo motivo faccio molta fatica ad eccitarmi e di conseguenza ad ottenere una giusta lubrificazione. È diventata per me una tortura, fortunatamente il dolore permane solo nel momento della penetrazione, ma è comunque limitante. Da come ne hai parlato sembra una cosa che può anche giungere ad un termine e mi hai dato un po’ di speranza, pensavo di doverci convivere per sempre. Mi auguro vivamente che questo tunnel finisca.”

“Ciao! Ti scrivo nei dm perché non mi sento di dire certe cose apertamente. Anche solo scriverlo a te è uno sforzo enorme, ma sento di doverlo fare. È da tanto che non vado da una ginecologa e non voglio farmi una diagnosi da sola, ma penso di soffrire di vaginismo: per me è impossibile infilare anche solo gli assorbenti interni o un dito. Ho avuto solo delle ragazze, quindi sono stata “fortunata” e ho potuto evitare la penetrazione, ma il mio è un pensiero fisso. Durante l’infanzia ho subito abusi, anche se non gravi come si possa immaginare (non è stato stupro), e continuo a pensare che il motivo del mio blocco sia proprio questo. So che dovrei parlarne con qualcuno di specializzato, ma ora vorrei solo condividere anonimamente la mia situazione.”

“Ho avuto il mio primo rapporto sessuale con il mio ragazzo del tempo a 14 anni. Avevo molta paura, pensavo che avrei provato un dolore molto forte a causa dell’imene. Ed effettivamente il dolore ci fu, però non passò dopo la prima volta, ma si ripresentó ogni singola volta. Inizialmente non pensavo di aver una qualche patologia; tutti mi avevano sempre detto che il sesso era bellissimo e non capivo perché invece ogni rapporto fosse solo dolore, bruciore, urla e lacrime. Perché inizialmente era così. I miei muscoli erano talmente contratti, erano un muro, ed era dolorissisimo. Ma io continuavo imperterrita, perché non volevo accettare che per gli altri il sesso fosse il paradiso e per me l’Inferno. Pensavo che anche se mi faceva malissimo sarebbe stata solo una questione di abitudine. Solo che il dolore non passava mai, anzi, peggiorava, e quando tornavo a casa quasi non riuscivo a camminare.Un giorno quindi decisi di andare al consultorio e farmi visitare da una ginecologa, perché non ne potevo davvero più; lei mi diagnosticò la vulvodinia, e iniziai la cura con gli antidepressivi. Prendevo una cosa come 4-5 farmaci, e li ho presi per moltissimo tempo. Ma il dolore non passava; ogni tanto mi concedeva qualche pausa, ma poi tornava uguale a prima. Allora mi dissero che avrei avuto bisogno di una sessuologa e di fare riabilitazione del pavimento pelvico. E nonostante il grosso disagio iniziale, iniziai a migliorare tantissimo.La sessuologa mi dava degli esercizi per creare intimità e per conoscere il mio corpo assieme al mio partner, per “curare” la causa psicogena; avevo 16 anni ed era veramente difficile spiegare ai miei genitori perché mi sarei dovuta chiudere in camera con il mio ragazzo tre volte a settimana, a casa mia.In più andai all’ospedale per fare riabilitazione del pavimento pelvico con gli elettrodi, un metodo abbastanza fastidioso ma tutto sommato accettabile, e che si rivelò molto utile per il mio problema. L’ambulatorio era aperto solo la mattina, e io saltai moltissimi giorni di scuola; ovviamente i professori si arrabbiarono molto con me, nonostante ogni volta portassi il certificato medico.Adesso sto molto meglio. Non sono guarita, la vulvodinia è sempre dietro l’angolo. ogni volta che torna la candida è un problema: devi stare attenta a quello che mangi e bevi, agli zuccheri, ai lieviti, a come ti vesti, alle mutande che usi. Tutt’ora ho spesso forti bruciori dolorosi e ho necessità di andare in bagno troppe volte al giorno. Però riesco ad avere rapporti sessuali piacevoli con il mio ragazzo, anche se dobbiamo sempre fare molta attenzione.Non è stato semplice; ho dovuto cambiare tremila ginecologhe, sessuologhe, ho dovuto fare tremila visite perdendo tanti giorni di scuola. Ho dovuto fare un sacco di ecografie, di visite dolorosissime con lo speculum, ho dovuto prendere antidepressivi per anni che spesso non funzionavano e sottopormi a terapie fastidiose e dolorose. Spesso è stato umiliante. Sono stata rifiutata da alcuni ragazzi per questo mio problema e non sono riuscita ad avere la sicurezza e l’intimità che cercavo con alcune persone. Per un periodo ho persino pensato di lasciare perdere, di smettere di avere rapporti sessuali definitivamente.
Mi sono accorta che questa patologia è molto sottovalutata; pochissime donna la conoscono, e pochissime donne sanno di averla. Io a 14 anni l’ho scoperta; parlando con donne di 50-60 anni mi sono resa conto di saperne più io di loro. È una malattia molto dolorosa, che non si presenta solo al momento dell’atto sessuale, ma va a ledere anche i rapporti intimi con le persone. Va a ledere la tua autostima e il tuo modo di relazionarti con gli altri.Nonostante tutto ciò, non è riconosciuto dal SSN e le spese per le medicine sono solo a carico di chi ha questa patologia.”

Illustrazioni di Andrea Kollar

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