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Voci sommerse: disturbi alimentari – parte 2

Questa è la seconda parte di una raccolta di testimonianze sui disturbi alimentari, ringrazio ancora tutte le ragazze che hanno voluto partecipare, raccontando la loro esperienza in merito.

Qui la prima parte.

19. “Ciao Chiara, grazie per il lavoro che fai e quello che condividi e grazie di questo spazio che stai dando ai dca e alle persone che ne soffrono.

Ho vent’anni e ho sofferto e soffro di dca. Ho sofferto di binge eating disorder che mi ha portato a essere sovrappeso, bulimia e anoressia (no, non ero sottopeso, scusa se lo specifico, ma le persone spesso collegano il disturbo all’aspetto fisico, ma è molto di più).

Vorrei partire dicendo che i dca sono il sintomo di un disagio e un malessere profondo che magari ha anche poco a che fare con il peso o l’aspetto fisico in sé. Questo malessere sfocia in un dca perché la società ripone nel corpo e nel cibo un valore che in sé non hanno, un potere eccessivo. Ti fa credere che l’unica cosa importante, soprattutto se sei una donna è il tuo aspetto, la tua bellezza e lì devi concentrare tutta la tua attenzione e i tuoi sforzi. Si arriva quindi a vedere nel cibo e nella magrezza la chiave dello “stare bene”.

Ho iniziato ad avere comportamenti bulimici e anoressici per dimagrire perché per me quello era il modo per sistemare le cose, per porre fine al malessere, ma ovviamente non ha funzionato.

Delle cose sono cambiate però. La difficoltà e frustrazione di non trovare vestiti della taglia giusta, perché sono troppo piccoli, il body shaming che ho subito anche da parte di mia madre, è terribile. È la società che ti dice continuamente che non vai bene, che fai schifo per il solo fatto che il tuo corpo ha una determinata forma e peso non puoi avere uno spazio in questo modo. E questo può portare una persona già in difficoltà o con già dei dca come me a svilupparne altri se non peggio.

Scusa se è un po’ confuso e ripetitivo, spero di aver dato un contributo valido al progetto.

Grazie ancora di tutto.”

20. “Sono cresciuta con l’idea che essere magra fosse sinonimo di felicità e realizzazione. 

Ho cominciato a preoccuparmi per il mio peso alle elementari. Mi ricordo che dopo un momento in cui ero dimagrita, penso in preparazione alla pubertà, qualche genitore mi fece i complimenti perché ero dimagrita.

Al liceo mi sono resa conto che per il fatto di non essere sottile non sarei mai stata una di quelle ragazze ambite dai miei compagni di classe. Mentre scrivevo la tesi magistrale, ho avuto un periodo in cui sono dimagrita molto, e ho visto come i miei genitori erano “fieri” di me per questo.

Un anno fa, ho subìto un’aggressione per strada per il mio aspetto. Dato che ho reagito ho rischiato di essere attaccata anche fisicamente. Sono stata svergognata tante volte per il mio peso, tutte da uomini. Durante la quarantena ho perso molto peso e sia i miei genitori che i miei amici si sono complimentati, mi hanno rivolto frasi di ammirazione e talvolta anche di invidia. Nessuno mi ha chiesto come stavo mentalmente.

Grazie per il tuo impegno, Chiara. Fa piacere sapere di non essere l’unica.”

21. “Ciao! Volevo parlarti della mia esperienza perché anche se non è definibile come anoressia in senso stretto né come fagofobia, è stato un mix delle due ma causato dal mio disturbo d’ansia. Credo possa tornare utile per chi ha un problema simile.

Io soffro di un disturbo d’ansia e da panico da anni e ora sto in guarigione, ma tra il 2014 e il 2017 ho iniziato ad avere problemi anche col cibo. Non ricordo neanche come sia iniziato, mi sono ritrovata a mangiare sempre meno e a sentire sempre meno fame. Poi ho iniziato a vomitare (mai autoindotta il vomito), era come se il mio stomaco non volesse tenere il cibo, e quindi ho sviluppato una paura di mangiare e ho mangiato sempre meno. Sono arrivata a pesare decisamente troppo poco per la mia altezza (43 kg per 167cm di altezza) e dopo circa 2 anni così sono riuscita piano piano e riprendere peso. L’aiuto psichiatrico è arrivato solo l’anno scorso, quando il disturbo da panico è diventato debilitante.

Abbiamo affrontato molto con la terapeuta questa cosa del cibo, e non può definirsi anoressia proprio perché mancava quella parte fondamentale che è la ricerca di un’immagine precisa. Il mio problema era diverso, il cibo rappresenta la relazione con gli altri, ed io avevo perso talmente tanta affettività da ritenere il cibo (e quindi le altre persone) quasi pericolose per la mia salute.”

22. “Ti scrivo per quanto riguarda il tuo articolo sui disturbi alimentari, ti ringrazio in anticipo perché è bello vedere che qualcuno da voce anche a noi che soffriamo di questi disturbi, che molto spesso vengono sottovalutati, anche perché la disinformazione su questi argomenti è sempre più dilagante.

A dire il vero non c’è un periodo della mia vita nel quale non ho sofferto di un disturbo alimentare, diciamo che sono stati (e sono tutt’oggi) l’unica costante nella mia vita. A partire dalle elementari mi ha accompagnata il binge eating disorder (una forma di bulimia senza compensazioni), che nel corso del tempo è andato trasformandosi fino a diventare quello che oggi è bulimia nervosa (nel circolo vizioso con l’anoressia nervosa). 

Le pressioni estetiche, oltre ad una famiglia un po’ disastrata, sono stata la cosa che maggiormente ha influito sull’emergete dei miei disturbi alimentari. Da bambina (avevo 8 anni quando sono iniziati i miei problemi col cibo) ricordo di avere questo incredibile desiderio di sentirmi come tutte le mie altre compagne di classe, e nonostante il mio sovrappeso fosse di solo qualche kg ricordo mia mamma e le commesse di un negozio dirmi che le mie cosce erano troppo grosse per un jeans.

Ricordo della prima volta che entrai nello studio di una nutrizionista, a 9 anni, e mi rimase stampato nel cervello il cartellone pubblicitario che aveva affisso alla parete: il torso di donna magra, con un metro che le circondava la vita, che intimava chi entrava a rimettersi in forma per l’estate con delle pillole dimagranti. Perché, ovviamente, se non sei magra non hai il diritto di non morire di caldo.

Ricordo le prese in giro, ovviamente, il bodyshaming ricevuto addirittura dalla mia professoressa al liceo, davanti a tutta la mia classe (uno dei peggiori momenti della mia vita, avrei voluto urlarle contro che stavo combattendo con dei mostri da una decina di anni ma rimasi paralizzata). Ricordo bene i vestiti che volevo indossare, ma che secondo tutti quelli che avevo intorno non erano adatti al mio fisico, che sarei dovuta prima dimagrire.

Ma quello che ricordo meglio di tutto è, nel complesso, la voce di un’intera società che mi diceva che sarei dovuta dimagrire, o non sarei stata abbastanza bella, o accettabile. Ci sono davvero tantissimi fattori sociali e canoni estetici che spingono le persone a cadere nel tunnel dei disturbi alimentari. 

Quando, recentemente, mi sono trovata costretta a parlare della mia bulimia nervosa alla psicoterapeuta, lei mi fece compilare una scheda, con tutti i fattori di rischio che riguardano lo sviluppo di un disturbo alimentare. I primi tre, quelli generici, erano proprio “sesso femminile”, “prima età adulta” e “vivere nella società occidentale”.

Oggettivamente noi donne siamo sottoposte a dei canoni estetici a volte soffocanti, e specialmente in età adolescenziale siamo molto più influenzabili da quello che ci circonda: le serie tv che guardiamo non hanno mai come protagonisti personaggi in sovrappeso, se invece sono presenti sono semplicemente degli stereotipi viventi, non è rappresentazione questa, è un danno.

I vestiti in vetrina sono sempre su manichini magri, le taglie molto spesso non superano la 48 (mi sono tolta il vizio di andare nei centri commerciali, troppi specchi e troppi manichini). Postare una foto sui social quando si è in sovrappeso significa automaticamente aspettarsi il commento di qualche sconosciuto, “balena”, “neanche col c*zzo di un altro”, “dimagrisci poi puoi parlare”. 

Basti pensare al trend che è esploso su tiktok qualche tempo fa, nel quale delle ragazze facevano girare delle cuffie attorno alla vita: riuscire a fare due giri significava essere in forma. 

Ho avuto molte, davvero molte esperienze spiacevoli in questo senso, una volta uscii con degli amici, dissi che avevo iniziato a fare volontariato e uno di loro rispose “è perché sei grassa, è per attirare l’attenzione”. Io penso che la società occidentale sia un paradosso enorme. Viviamo nel consumismo, ci spingono a, appunto, consumare, ma il modello estetico che ci propinano è diametralmente opposto al tipo di comportamento che naturalmente deriva da una romanticizzazione del consumo.”

23. “Ciao Chiara! Mi piacerebbe contribuire raccontandoti la mia testimonianza. Ho sofferto di anoressia all’età di 12/13 anni e non è facile nemmeno adesso.

Fin da piccola mi è sempre piaciuto mangiare e non ho mai avuto problemi. Solo che, a causa di altre problematiche (la scuola mi ha distrutto l’autostima) ho iniziato a vedermi diversamente crescendo. Può sembrare sciocco, dopotutto è la punta dell’iceberg, ma verso gli undici e dodici anni ho iniziato ad avere un’ossessione per le cantanti ed attrici. Giornali, televisione, chiunque mi diceva che se volevo essere bella, dovevo dimagrire.

Io mi odiavo: sono sempre stata molto formosa ed odiavo le mie forme. Volevo essere magra, volevo piacermi e piacere. All’inizio pensavo che la soluzione fosse l’attività fisica ma poi mi sono concentrata sull’alimentazione. Ho iniziato a diminuire le dosi dai piatti per poi focalizzarmi sui singoli alimenti. Così, ho cominciato ad eliminarne alcuni, sempre di più.

Più eliminavo cibo, più sentivo che il mondo intero mi diceva che dovevo sforzarmi di più. Non mi sentivo degna di nulla, mi sentivo in colpa ad avere un certo peso. Più dimagrivo, più mi odiavo. Ero arrivata al punto in cui creavo una sorta di dissociazione dal mio stomaco pur di non sentire i crampi allo stomaco dalla fame. I miei genitori non l’hanno presa bene, anzi: hanno creato più danni che altro e hanno reso l’esperienza con il cibo ancora più traumatica.

Non penso possa descrivere a parole l’odio ed il disgusto che provavo verso me stessa. Volevo sparire, non mi sentivo degna di attenzioni né di amore a causa del peso. Piangevo per la fame ma ero talmente intenzionata a dimagrire che ho messo da parte la mia salute. Finché, sono arrivata al punto in cui ho rischiato il ricovero e le trasfusioni a causa della forte anemia. Avevo 12 anni e se ci penso mi si stringe il cuore: nessuna bambina dovrebbe avere queste preoccupazioni eppure la costante pressione di essere bella per gli altri mi ha reso infelice.

Certo, c’è un problema di autostima di fondo e non lo nego. Ma in quegli anni c’era una vera e propria esposizione della magrezza e del dovere di rispettare i canoni. Sennò, non potevo meritarmi nulla. Quei canoni li ho fatti miei e il risultato è stato un pessimo rapporto con il cibo. Non avevo nessuno accanto a me: i miei compagni mi prendevano in giro e la mia migliore amica dell’epoca si è rifiutata di vedermi perché non mi voleva vedere dimagrire. Nemmeno la mia psicologa mi ha aiutata.

Ne sono “uscita” perché stavo raggiungendo il limite: facevo fatica anche solo a camminare, non riuscivo a fare nulla perché non avevo più le forze. La mia presenza mentale era inesistente: sembravo un vegetale. 

Dopo una giornata intera a piangere, ho riconosciuto che non ne potevo più. è stato difficilissimo riprendere a mangiare ma ce l’ho fatta. Sicuramente tanti altri fattori hanno influito il mio disturbo alimentare ma l’odio verso il mio corpo era la motivazione più grande. 

Ora ho uno strano rapporto con il cibo e confrontandomi con alcune ragazze che hanno avuto disturbi alimentari, sembra che il mio modus operandi sia normale: ci sono periodi in cui mangio molto, altri in cui mi costringo quasi a non mangiare, con lunghi digiuni. Il rapporto con il mio corpo è ancora problematico ma sicuramente non è più come anni fa.  Ora mi sto facendo seguire da una nutrizionista e il mio obiettivo sarebbe quello di avere un rapporto stabile con il cibo.”

24. “Hey, ho letto il tuo post di raccolta delle testimonianze di donne che hanno/hanno avuto dei disturbi alimentari. Soffro di bulimia da cinque anni ma in realtà ho sempre avuto diversi problemi con il cibo. Ho sviluppato questo disturbo dopo una serie di traumi ma certamente ha influito anche la voglia di essere più magra e di corrispondere ai canoni estetici imposti dalla società. Un disturbo alimentare mi sta consumando dentro, mi ha rubato la vita, mi ha tolto ogni cosa che prima amavo.

Non ricordo la vita che facevo prima di questo mostro. Ho letto che molte persone lo definiscono come un ospite che, anche se tu non vuoi, entra nel corpo e si abitua a viverci così tanto che a volte non vorresti nemmeno guarire e quindi mandarlo via. Penso sia il modo giusto per descriverlo. Penso anche che io, come tante altre donne, utilizzano il cibo come mezzo per scappare dai problemi quotidiani, perché solo tu puoi controllare cosa mangiare, quanto mangiare e se mangiare. Il cibo è come un’anestetizzante, tanto che alla fine non riesci a pensare ad altro e tutto ruota solo intorno a quello.

La voglia di essere magra fino a scomparire perché la società dice che va bene così, le persone che ti fanno i complimenti perché sei finalmente dimagrita.

Il cibo e la forma fisica vengono prima di tutto il resto, tutto è in funzione di quello. Ed è terribile perché ti impediscono di vivere la tua vita come dovresti. Sono in terapia da meno di un anno e conto di guarire anche se come ho detto prima a volte preferirei rimanere così perché fa paura, fa paura non sapere come controllare i propri pensieri e problemi senza utilizzare come mezzo il cibo.”

25. “ho un disturbo alimentare (legato anche ad altre patologie ormonali) e per questo motivo ho sempre dovuto seguire delle diete più o meno rigide che mi facevano stare male a livello psicologico e spesso mi rovinavano la vita sociale (ti rendi conto di quanto il cibo sia legato alla vita sociale solo quando inizi a fare una dieta e gli amici ti invitano fuori anche solo per una birra). Ho sempre avuto l’appoggio dei miei genitori anche se era più un “voglio vederti bella e magra” mascherato da un “voglio vederti in salute”.

Ho vissuto tutta la mia adolescenza aspettando il momento in cui sarei diventata finalmente “bella” perché cresciuta in un ambiente dove mi sentivo sempre ripetere “se dimagrissi ti comprerei questi vestiti” oppure “prima dimagrisci e poi pensiamo a altre robe estetiche” (tipo per farti un esempio ogni tanto parlavo con mia madre dello sbiancamento ai denti oppure il filler alle labbra).

Una delle ultime diete che ho seguito aveva una sorta di forum per condividere le proprie esperienze e leggendo cosa dicevano i vari utenti mi sono accorta di una cosa, ovvero che le donne intraprendevano questa dieta principalmente per motivi estetici (infatti alcune di loro erano in leggero sovrappeso e non con obesità grave) mentre gli uomini lo facevano solo puramente per motivi di salute (infatti tutte le testimonianze erano di persone in grave obesità).”

26. “Ciao Chiara, in passato (preadolescenza/parte dell’adolescenza) ho sofferto di anoressia. Per fortuna ora non sono più malata, anche se dai disturbi alimentari una volta che arrivano non se ne esce mai del tutto, quella vicina che pensa di poterti comandare c’è sempre, bisogna avere la forza di sopprimerla e non di ascoltarla.

I motivi per i quali mi sono ammalata non li riconduco ai canoni di bellezza/di fisicità che la nostra società fin da piccole ci impone, il mio disturbo alimentare è arrivato a causa di traumi subiti da bambina e in preadolescenza che hanno creato un vuoto che la malattia ha completamente colmato. Il fatto che il mio disturbo fosse focalizzato sul cibo era solo la punta dell’iceberg di cose nascoste e sepolte nel mio inconscio, non era il punto focale.

Controllare il proprio cibo, il proprio peso non era controllare davvero loro, era controllare tutti quegli aspetti emotivi che erano andati allo sbaraglio ma che non sapevo nemmeno identificare. Il cibo e la conseguente magrezza solo solo appunto le punte di un iceberg, le conseguenze, i sintomi di qualcosa di molto più profondo, non il punto centrale. La modificazione del fisico e il controllo su ciò che ingerivo era solamente un pretesto per illudermi di avere almeno una cosa sotto controllo, andando poi di conseguenza a distruggermi come una “punizione”.

Quindi i traumi che ho subito sono i motivi principali del perché mi sono ammalata. Se dovessi trovare però delle cose che si ricollegano ai canoni di bellezza imposti dalla società posso dire che ai tempi praticavo pattinaggio artistico in modo agonistico e il fisico magro o meno che fosse non andava mai bene. E poi ovviamente nel periodo delle medie ho subito un forte bullismo. Sono fattori importanti, che hanno contribuito certamente e mi hanno fatta soffrire, ma comunque marginali nello scatenare la malattia.

Molto spesso i dca non vengono perché vediamo le modelle magre su una rivista, ma per altri vuoti che si sono creati dentro di noi (a causa di qualcuno oppure semplicemente dalla vita).

I canoni estetici possono essere un pretesto, ma molto molto lieve in confronto a ciò che davvero scatena il dca. Con questo non voglio assolutamente dire che la pressione con cui specialmente noi donne cresciamo sia giusta, anzi, per niente, fa schifo.”

27. “Non ti saprei dire se è un vero e proprio disturbo perché non sono mai andata da uno specialista, però ti posso dire che sicuramente è stato qualcosa che ha influito in modo pesante sulla mia vita. Ho sempre subito la pressione di dover essere di una certa taglia per essere apprezzata (sia dai ragazzi, sia dalle ragazze) e spesso anche in casa mi venivano fatte frecciatine del tipo “ha appetito la ragazza eh” “così la prova costume proprio non andrà”.

Durante il periodo dell’Università ho sofferto di forti attacchi di ansia, e il cibo era una valvola di sfogo, che mi portava al ciclo “binge eating” > sentirsi in colpa > fare diete drastiche senza senso perdendo peso, ritornare a pesare come prima se non di più. E in tutto questo non riuscivo a guardarmi allo specchio prima di farmi la doccia, è da due/ tre anni che non indosso una gonna senza calze coprenti scurissime, non metto mai cose che facciamo vedere le braccia.

Quando mi chiedono se possono farmi una foto mi devo fidare ciecamente di quella persona per dire sì, perché ho sempre paura che mi prenda da un’angolazione in cui mi vedo grassa.

Mi è capitato di parlare con un amico maschio pochi giorni fa e rimanere sorpresissima perché mi ha detto che non aveva mai letto le calorie di un alimento, che quando valutava al ristorante cosa mangiare non soppesava “gusto” e “calorie” e la cosa mi ha davvero colpito tantissimo, perché non riesco nemmeno a immaginare come ci si debba sentire “liberi”.

Il brutto è che questa idea del peso come elemento di valore si è così tanto radicata in me, che anche se riconosco razionalmente che sia assurdo lasciarsene condizionare, non riesco a farne a meno.”

28. “Ciao!! Adoro veramente la tua pagina e mi da sempre punti di riflessione interessanti. Solitamente quando si parla di disturbi alimentari si tende molto a stigmatizzare ma ho grande fiducia nel tuo modo di elaborare, perciò voglio condividere la mia esperienza.

Sto ricadendo nell’anoressia, dopo averne sofferto per anni fino al 2017, quando ho iniziato a riprendermi.

Mi limiterò a parlare di ciò che sto vivendo ora.

Per ogni persona è diverso ma nel mio caso il disturbo penso nasca dal mio bisogno di controllare. Nel momento in cui è iniziata la quarantena, e mi son vista privata di diversi aspetti della mia vita è quindi del controllo che avevo su di essa, mi son vista cercare di incanalare tutto quel controllo sul cibo. Il ragionamento era, ed è ancora, “se non posso controllare la mia vita, controllo ciò che mangio”. 

Per quanto riguarda i modelli femminili che ci sono presentati dai media, non mi hanno influenzato molto. Mi ha più influenzato i luoghi comuni che han le persone sui disturbi alimentari.

Quando ne ho parlato con un’amica sperando di poter dar voce alle mie preoccupazioni ciò che mi son sentita dire è “non sembri anoressica”.

Questa frase, ed altre come “torna a mangiare”, “anoressica non significa pesare meno di TOT kg?” Hanno un effetto disastroso. È come se mi fossi sentita dire “ciò che stai passando non è così grave, sembri in salute quindi stai esagerando”. Non può far altro che causare ulteriori pensieri negativi che nel caso dei disturbi alimentari, non possono che a portare ad ulteriori regole e divieti per il cibo.”

29. “Ciao, ti scrivo un breve messaggio in relazione ai disturbi alimentari e alle pressioni estetiche.

Nel mio caso non posso dire che i miei disturbi alimentari, la bulimia, siano cominciati per un disagio sull’aspetto fisico perché prima ero sempre stata molto magra, e per giunta con belle forme

Quando a causa della bulimia sono ingrassata un po’ (e non ero obesa eh) ho scoperto che TUTTI ma proprio TUTTI si sentivano in diritto di fare commenti sul mio peso

Inclusi sconosciuti o appena conosciuti.

Ritrovarmi in sovrappeso, per quanto lieve, mi ha fatto sperimentare quanto la società lo rifiuti.

Parliamo di 15 anni fa: non c’erano rappresentazioni sui media che mi assomigliassero, l’unico modo per essere bella era essere magra.

Ho iniziato ad odiare il mio corpo e questo non mi ha aiutato affatto a smettere con la bulimia, anzi l’ha peggiorata.

Quello che mi sorprende, a posteriori, e che in realtà il mio sovrappeso era veramente minimo, un po’ di cosce grosse e pancia non piatta, eppure la società, e di conseguenza io stessa, mi trattava come se fosse un grave difetto.”

30. “È iniziato tutto in prima superiore. Anche prima credevo di avere dei chili in più (cosa per niente vera) ma alle medie certe compagne mi facevano credere così. A 14 anni ho iniziato a controllare molto cosa mangiavo. Nell’estate tra la prima e la seconda i primi episodi di bulimia, ero molto magra ma se mi concedevo un gelato lo vomitavo subito. Mi dicevano che ero bella, mi dicevano che ero forse troppo magra ma per me non era mai abbastanza, c’erano sempre dei chili da eliminare.

I miei genitori non sapevano che vomitavo ma all’inizio della seconda riuscirono in qualche modo a convincermi a mangiare tutto (avevo eliminato latticini, pane, pasta, dolci, pizza, se non controllavo diventavo pazza). In quell’anno (seconda) ho preso quasi 15 chili. È stata una tragedia. Depressione fortissima, in estate non ho messo piede neppure sul pianerottolo per un mese di fila, non volevo che nessuno mi vedesse e tutto per i commenti, sempre quell’aprire bocca sul corpo altrui che se si evitasse salverebbe tante vite.

Da lì circa dieci anni di periodi in cui vomitavo qualunque cosa dimagrendo, poi li riprendevo (sempre non andando oltre i dieci chili in più). Non so come davvero a un certo punto sono riuscita a tornare ai 50 chili peso forma. Non vomitando né con episodi di anoressia. Tutto da sola con le mie forze. Ho ripreso a sentirmi bene, a non provare vergogna ad uscire (a parte andare a scuola e università), se dovevo incontrare parenti che non vedevo da tempo non mi prendeva l’ansia per i loro commenti.

Non se ne esce mai per tutta la vita io credo, bisogna stare all’erta, a volte ho avuto ancora episodi di bulimia dopo aver mangiato un gelato di troppo per il terrore di prendere un chilo. Le pressioni estetiche hanno giocato molto, sì, le riviste, le taglie degli abiti soprattutto a 14 anni. È stato un misto delle parole degli altri e del voler avere quel corpo perfetto che nemmeno le modelle hanno in realtà. 

L’unica cosa per cui ringrazio tutto questo dolore è l’incapacità totale rimastami di fare il benché minimo commento sull’aspetto altrui, non potrei mai ferire un’altra persona sapendo cosa comporta. Per questo mi stupiscono certe militanti che fanno trasparire come pensino che la cellulite faccia comunque schifo, tra tante belle parole teoriche da una parte scappa sempre un “cesso” di troppo. C’è molta strada da fare se anche le più sensibili, se non hanno vissuto sulla propria pelle, non capiscono cosa voglia dire davvero.”

31. “Da quando ero bambina ho sempre avuto una bassa autostima, ma è con l’adolescenza che mi sono iniziati a venire complessi un po’ più forti. Alle medie avevo due ragazzini in classe che mi prendevano un po’ in giro, non ero grassa ma solo un po’ rotonda (c’erano due ragazze molto più grasse di me ma che non venivano prese in giro, non ho mai capito perché perculare me ma vabbè non sono mai stata bullizzata “forte”).

Non ho mai avuto un ragazzo o una ragazza fino ai 16 anni, fino a quando decisi di mettermi in forma e vestirmi bene e da lì ho iniziato ad avere le attenzioni e i complimenti di tutti quindi ho capito che per essere accettata bisognava semplicemente essere magre.

Ma comunque avevo ancora un rapporto sano col cibo e pesavo sui 52/55kg per 1.65, nella media insomma. Poco prima della maturità ricordo perfettamente che vidi una foto di classe e mi venne lo schifo.

Piansi tantissimo, mi vidi proprio enorme.

In più in quel periodo ero fidanzata con un ragazzo molto possessivo e aggressivo + la maturità andò molto male perché dovevo prendere 100 ma feci schifo agli scritti quindi presi 80.

Da allora iniziai a mangiare sempre meno e a fare sempre più sport, ma non me ne accorgevo.

La mia famiglia e il mio ragazzo iniziavano a dirmi che facevo schifo perché troppo magra ma non li capivo perché non mi vedevo magra.

Nel frattempo iniziai l’uni e inizia a capire che avevo un problema perché facevo cose come lasciare il piatto sporco per far capire che avevo mangiato mentre scaricavo tutto nel bagno o mi preparavo un panino che avrei buttato prima di arrivare in uni.

Sparirono le mestruazioni e iniziavo ad avere forti crampi alle gambe soprattutto la notte.

Non mi facevano dormire.

Ma non riuscivo a mangiare, la sera a tavola fingevo di masticare e sputavo in un fazzoletto

Mia madre una volta mi strappò i capelli non ne poteva più

Mio padre mi cacciò di casa perché facevo passare la mia famiglia come squilibrata

(Lo era, i miei erano separati in casa da quando ho dei ricordi e litigavano ogni giorno anche violentemente).

Non avevo libido, il mio ragazzo una volta me lo fece fare a forza e ricordo che nel frattempo piangevo per farti capire.

In ogni caso questo per tre anni, nel frattempo mi trasferii a Napoli perché cambiai università e dovevo seguire ogni giorno quindi andai ad abitare con due ragazze.

Ero felice perché finalmente potevo non mangiare senza esser rotta il cazzo.

Infatti arrivai a 40kg per 1.65.

Il ciclo ancora niente, il ginecologo mi fece fare prima delle iniezioni e poi la pillola anche se rischiammo perché ho problemi al sangue e mi esponeva a forte rischio di emboli.

Non potevo fare sport e questa cosa mi faceva digiunare molto di più.

Poi all’improvviso arrivarono le abbuffate.

Sono “guarita dall’anoressia” nel senso che iniziai a mettere peso a causa delle abbuffate.

Prima erano notturne. Così nessuno mi sentiva. Poi imparai a vomitare.

Quindi mi abbuffavo e vomitavo 3/4 volte al giorno.

Durante le abbuffate non capivo neanche se era reale, non mi riconoscevo allo specchio.

Vabbè intanto chiusi finalmente con quello, ho avuto paura che venisse ad ammazzarmi per qualche mese ma poi si son calmate le acque. Ho incontrato qualche pezzo di merda che ovviamente non ha aiutato. Fino a quando ho iniziato ad avere vomito con sangue. Dopo che vomitavo tendevo a svenire e iniziavo ad avere paura.

È stato questo che mi spinse ad andare in ambulatorio al policlinico (studiavo lì, conoscevo già come fare). Lì uscì con dei test che avevo un disturbo di personalità.

La tipa che mi seguiva non era il massimo infatti poco dopo andai privatamente da uno psichiatra che iniziò ad abbuffarmi di psicofarmaci + psicoterapia.

 (Ti sto parlando solo dei dca non dei disturbi di personalità perché prima dell’ambulatorio ho iniziato ad avere altri sintomi + un tentativo di suicidio).

In ogni caso iniziai ad avere un buon rapporto col cibo per un po’ grazie al prozac.

Ero seguita da una dietologa quindi insomma mangiavo bene ed ero più in forma

Però tornai ad avere sensi di colpa e a contate ossessivamente le kcal.

Da lì alternanza tra semidigiuni e abbuffate.

Alcuni farmaci che iniziai a prendere peggioravano questa cosa e mi gonfiavano molto ma lo psichiatra diceva che era meglio ingrassare e stare meglio che dimagrire e poi uccidersi.

Altro periodo buono, dietista altre diete quindi mettevo e perdevo kg in alternanza. Il medico con cui stavo iniziava ad avere atteggiamenti molto malati nei miei confronti ma io ero troppo dipendente da lui e non volendo tornare dai miei accettavo tutto, ho perso proprio la dignità a causa sua ma non è una cosa di cui parlerò.

In ogni caso ci trasferimmo in un’altra casa, a causa di alcune cose caddi in una depressione molto forte, non riuscivo ad uscire di casa.

Mi abbuffavo quotidianamente quindi misi oltre 20kg.

La cosa è durata fino a quando sono tornata dai miei e decidi di andare dall’ennesima nutrizionista e dall’ennesima psicologa che lascia dopo poco perché mi sentivo poco capita.

Non dimagrii e alternavo ancora digiuni e abbuffate fino a praticamente l’anno scorso.

In cui ero già fidanzata con il mio attuale fidanzato.

Ho scoperto poco prima dell’estate scorsa che ho l’ovaio policistico perché avevo il ciclo molto irregolare e sempre più doloroso.

Così il ginecologo mi ha detto che probabilmente ho problemi con la glicemia e una tendenza al diabete.

Così sono andata dall’endocrinologo (ho la tiroidite di hashimoto quindi già lo avevo) e mi ha detto di seguire una dieta con basso carico glicemico.

Così sono andata dall’ennesima nutrizionista che mi fece fare le analisi e disse che ho l’insulino resistenza, da lì dieta specifica. Ovviamente ho perso 12kg. Poi ho iniziato di nuovo a non mangiare.

Fino a quando mi son trasferita qui. Il cambiamento mi ha portato ad abbuffarmi spesso

E ora alterno di nuovo. Quindi niente happy ending. Adesso non so quanto peso ma sono sovrappeso e ovviamente continuo ad avere problemi con ovaie e glicemia, probabilmente me le hanno causati i dca. Vorrei smettere prima di farmi venire qualcosa di più serio ma i problemi con l’umore me li aggravano. Ah quando ero in anoressia la mia ossessione di avere tutto sotto controllo mi faceva comunque avere successo in altri ambiti, quando arrivò la bulimia iniziai ad essere disorganizzata infatti poco poi lasciai l’università sotto la laurea e non sono mai più riuscita a fare qualcosa costantemente.

Ancora adesso nei periodi in cui sono anoressica riesco a fare qualcosa di buono e nei periodi in cui mi abbuffo assolutamente no, sono tutte cose collegate sia a quelli che ai disturbi che mi destabilizzano l’umore ma alla fine ogni dca è legato a qualche altro problema.

33. “Il disturbo alimentare vero e proprio è cominciato in seconda superiore (15/16 anni), ma il rapporto col cibo e col mio corpo è stato complicato sin da quando ero bambina. Ho un ricordo in particolare di quando andavo all’asilo: il padre di una mia amica ci stava sollevando tutte per metterci sopra ad un muretto, quando è arrivato il mio turno sono scappata perché avevo paura che sollevandomi avrebbe fatto qualche commento sul fatto che fossi più pesante delle altre. In realtà da piccola non ero nemmeno grassa, non so da dove mi sia nato quel pensiero.  

A questo punto devo aprire una parentesi sulla mia famiglia: mio “padre” è un alcolista (ne ero già consapevole alle elementari), quindi una figura totalmente instabile, e ho una sorella più grande che ha un disturbo di personalità, che durante la crescita ha avuto bisogno di più attenzioni rispetto a me. Dalle medie ai primi due anni di superiori sono cresciuta praticamente da sola perché mio padre era totalmente assente e mia madre doveva occuparsi di mia sorella. Mi ricordo che già a dieci anni guardavo le tabelle nutrizionali degli alimenti, pur capendoci per poco, e che per mangiare merendine o un semplice pane e nutella aspettavo di essere sola in casa o comunque non vista da nessuno.

L’ aver associato il cibo alla vergogna penso sia stato condizionato anche dal fatto che sia mia madre che mia sorella erano quasi costantemente a dieta e spesso (soprattutto mia sorella) parlavano male del proprio corpo. Mi sono sentita grassa da sempre, pur non essendolo mai stata, ma il vero e proprio disturbo alimentare è cominciato nella primavera della seconda superiore. Avevo appena perso quella che era stata la mia migliore amica dall’asilo, la situazione a casa stava peggiorando, e ho iniziato a restringere il cibo sempre di più. Ho capito negli anni che controllare il cibo mi dava sicurezza, era l’unico aspetto della mia vita che potevo controllare, che dipendeva totalmente da me. Sono partita ad aprile che pesavo 56 kg e ad agosto avevo perso 10 kg.

Quando le persone mi vedevano mi riempivano di complimenti (criticando la forma di prima, ad esempio: “come stai bene adesso, prima avevi la panza”), e questo nella mia testa ha confermato il fatto che prima facessi schifo e che quello che stavo facendo era giusto e dovevo continuare. Rifiutavo inviti a grigliate, pizzate, compleanni, e ho saltato anche l’ultimo giorno di scuola perché sapevo ci sarebbero state delle torte e non volevo cadere in tentazione. Sono andata avanti così per un annetto circa, poi sono iniziate le abbuffate.

Per circa un altro anno ogni sabato mangiavo fino a farmi scoppiare la pancia, la domenica digiunavo, e il resto della settimana restringevo il più possibile. Quando mia madre si è accorta della situazione mi ha costretta ad andare da una psicologa, che mi ha aiutata a capire che il disturbo alimentare era solo la punta dell’iceberg. Da lì fino a tre anni fa la situazione era migliorata, le abbuffate non erano scomparse ma erano sempre più diluite, ero arrivata ad una ogni tre mesi circa, e il controllo sul cibo, seppur sempre presente (non ho mai smesso di pesare il cibo), si stava facendo più leggero (riuscivo a mangiare un gelato non programmato senza sensi di colpa).

Poi è successo un altro cambiamento importante nella mia vita (trasferimento, università, ho troncato i rapporti con mio padre) e il ciclo è ricominciato: prima un anno di restrizione e poi abbuffate. Questo autunno/inverno le abbuffate sono state molto peggiori rispetto a quelle degli anni passati. Non duravano solo un giorno ma come minimo tre, al peggio una settimana o dieci giorni. Sono arrivata a spendere circa 70 euro di biscotti/torte/patatine/cioccolato che poi consumavo in poche ore, come in uno stato di trance, senza riuscire a fermarmi finché non mi scoppiava lo stomaco.

Poi vomitavo per liberare spazio e ricominciare a mangiare. Il giorno dopo mi svegliavo e l’unico pensiero che avevo era come fare a procurarmi altro cibo. Provavo a distrarmi ma il cibo aveva monopolizzato ogni mio pensiero, era come se un’altra persona fosse entrata dentro di me e mi obbligasse ad entrare in cucina e mangiare tutto. Il cibo era conforto, era diventato il mio modo di gestire le emozioni: se ero triste o arrabbiata sotterravo quell’emozione sotto chili di merendine, e l’ansia si placava.

Da aprile va un po’ meglio, non ho più avuto episodi di abbuffate ma non riesco ancora a mangiare senza schemi o misure. Non sono mai stata così pesante e non mi sento per niente a mio agio nel mio corpo, sono uscita la prima volta dopo mesi settimana scorsa, e non credo che sarò in grado di andare a trovare degli amici finché non perderò un po’ di peso.

Mi sono laureata il 16 aprile con 100 e lode e al posto di essere felice per il risultato ho pianto tutto il giorno perché mi facevo schifo, ogni obiettivo raggiunto non vale niente se non sono magra. Al momento sono seguita da una psicologa, mi sta aiutando molto seguire su youtube ragazze che parlano di fat acceptance e body positivity (sono tutte americane, non ne ho ancora trovate italiane), e ho anche smesso di guardare video di fitness influencer perché mi causavano solo ansia.

Onestamente è difficile immaginarmi un futuro in cui riesco a mangiare tranquillamente e senza programmi, con un senso di fame/sazietà funzionante. Penso che probabilmente se la pressione sociale sul corpo fosse minore riuscirei a lavorare sul mio rapporto col cibo senza sentire il bisogno di dimagrire prima.”

34. “Ho 15 anni, soffro di DCA da quando ne avevo 11, da più piccolina ero sovrappeso, sono stata presa in giro alle elementari e alle medie, al liceo non più ma mi sento sempre inadeguata nel mio gruppo di amiche, magre, belle, o comunque fissate con le diete. Perfino i miei parenti, mia madre addirittura, hanno iniziato a levarmi letteralmente il piatto davanti, con commenti tipo “potresti essere bella se non mangiassi così tanto”, “invece di piangere dopo esserti abbuffata di *inserire cibo non troppo sano* vedi di controllarti prima”.

Mia zia, un medico, mi disse pure “basta rimpinzarti, stai diventando obesa grave” con otto cazzo di chili in più che comunque non hanno mai ucciso nessuno. Il colmo arrivò quando uscii con delle amiche ad una festa in paese, e delle ragazze mi cantarono, ridacchiando, una canzoncina di peppa pig (?), perchè avevo messo una maglietta con delle trasparenze, o aderente, non ricordo nemmeno, fatto sta che mostrava che non ero magrissima.

Decisi di iscrivermi in palestra, persi subito una cosa tipo 5 chili, non volevo mangiare più, poi mi vergognavo anche ad andare ib palestra e smisi. Ad oggi faccio palestra in casa, ogni volta che mi sento troppo debole (perchè mi tengo sotto le 800 calorie quasi ogni giorno) mi sento in colpa a non farla, mi capita anche di bruciare 1000/2000 calorie alla volta. Poi ci sono troppe cose di cui potrei parlare, gli inviti in piscina ad esempio, vorrei disperatamente andare, ma poi mi vergogno troppo a mostrarmi in costume, quindi al limite mi copro con pantaloncini e magliette larghissime per non mostrare nulla. 

Io di norma amo l’estate, ma sta diventando una tortura perchè soffro il caldo ma mi vergogno troppo a scoprirmi, quindi boh, sudo come un animale restando più coperta che posso.In pratica di solito cerco di mangiare meno di 800 calorie al giorno, poi mangio di nascosto ad orari strani e faccio un sacco di esercizio per bruciare anche 2000 calorie al giorno a volte. I miei dicono a tutti che non mangio, e prontamente la risposta è “sì ma è normale che voglia stare a dieta, sta diventando una bella ragazza” o cose così.

Ma a me a questo punto non importa proprio niente di diventare una bella ragazza, il mio DCA è solo un modo di controllare cose che mi porto dietro da tempo. Prima di tutto delle molestie, mi sa che un po’ te ne avevo già parlato. Il mio ex migliore amico che mi ricattava per delle foto hot, adesso il mio ex ragazzo che mi faceva pesare ogni volta il fatto che non fossi bendisposta a fare sesso con lui e ogni volta che gli dicevo di no faceva finta non gli importasse ma poi me lo faceva pesare, fino ad arrivare a minacciarmi di stuprarmi.Poi ne parlavo con la mia ex ragazza, ancora mia amica, che mi è stata molto vicina durante dei brutti periodi, ma che in un momento di nervosismo mi disse “fai tanto la femminista ma poi sei anoressica”.

Questo mi ha ferita perchè io principalmente non sono anoressica per essere bella, l’ho già detto, ormai il DCA si è trasformato nell’unico conforto che ho dalla solitudine e dal caos. Il caos, i fattori predisponenti, sono anche nel mio caso l’assenza di relazioni personali soddisfacenti, amicizie superficiali quindi, e poi il fatto che mia madre abbia sempre voluto controllarmi, figurati che ho tagliato i capelli corti solo l’altro giorno dopo averli voluti così da un paio d’anni, ma lei non era d’accordo, mi controllava anche su cazzate del genere, fino ad arrivare poi a chiedere ogni cinque minuti dove sono anche all’interno della casa, non lasciarmi privacy, criticare sempre sul mio aspetto, mentre poi su cose dove mi sarebbe piaciuto davvero avere una guida, un supporto materno, mi liquidava con un “devi vedertela da sola”, con qualche cazziatone se piangevo perchè ero solo debole e incapace di controllare le mie emozioni. In conclusione sì, la rappresentazione del corpo femminile ha influito, ha peggiorato la mia situazione, ma solo una volta che ero già malata.

Potrebbe essere uno dei fattori di mantenimento, ma non scatenante nè predisponente. Il lato dei disturbi alimentari su cui influisce il patriarcato secondo me è proprio sminuire una cosa così complessa facendola passare solo per una stupida fissazione di un branco di ragazzine ossessionate dalla perfezione che si riuniscono nei gruppi pro ana manco fossero le vecchiette dei circoli di cucito, insomma spesso le si fa passare per persone che rifiutano il mondo, viziate, quando invece il DCA è scatenato proprio dal sentirsi in primo luogo rifiutate dall’esterno.”

La prima parte della raccolta è consultabile qui.

Instagram: @ch_woods

Twitter: @ChiaraSuriani

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