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Voci sommerse: disturbi alimentari

Il Ministero della Salute definisce i disturbi dell’alimentazione come “malattie complesse determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo che portano, chi ne è affetto, a vivere con una ossessiva attenzione alla propria immagine corporea, al proprio peso e a una eccessiva necessità di stabilire un controllo su di esso. Sebbene il peso sia un importante indicatore, tuttavia non deve essere considerato il solo fattore di rischio fisico, perché anche persone di peso corporeo normale (inteso come rientrante in fascia di normopeso) possono essere affette dalla patologia.” 

L’ultimo punto è forse il più sottovalutato, difatti l’immagine culturale dei disturbi alimentari per eccellenza è quella che raffigura solo ed unicamente un corpo magrissimo, svalutando il ruolo psicologico e “invisibile” del fenomeno.

I disturbi dell’alimentazione sono una questione di genere. Tutti i disturbi sono più frequenti tra le donne: gli uomini rappresentano il 5-10% dei casi di anoressia e il 10-15% dei casi di bulimia. 

L’incidenza dell’anoressia nervosa è di almeno 8-9 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi. Per quanto riguarda la bulimia nervosa ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra gli uomini. Secondo una ricerca seguita dall’ABA, Associazione Italiana per la cura e la prevenzione di Anoressia e Bulimia, il 95.9% delle persone affette sono donne. 

L’età di insorgenza dei disturbi si sta abbassando, la fascia compresa tra i 15 e i 19 anni è tradizionalmente quella più a rischio ma possiamo vedere già bambine/i di 8-9 anni soffrire di anoressia; non mancano però insorgenze in età adulta, soprattutto nel caso del disturbo da alimentazione incontrollata. (Dati: Ministero della Salute – 2016)

Io credo fermamente nella potenza delle testimonianze dirette che si contrappongono a modelli stereotipati e limitanti, soprattutto in ambiti tanto delicati e complessi come i disturbi alimentari.

Riporto di seguito le storie delle ragazze che hanno risposto al mio appello, condividendo la propria esperienza con i disturbi alimentari. In questo articolo troverete la prima parte della raccolta. La seconda parte della raccolta è consultabile qui.

Illustrazione di Sara Wang

1. “Nella mia vita oltre ad aver subito una violenza, ho anche sofferto di anoressia. 

La cosa “buffa” è che la mia anoressia è legata alla violenza che ho subito. Infatti, sono stata violentata da un mio amico e mi sono incolpata per la perdita di controllo dovuta all’alcol, quindi ho iniziato a dover tenere sotto controllo tutto, soprattutto il cibo e il peso perché la volta in cui ho perso il controllo sono stata violentata.

Da persona che ha sofferto di anoressia e che ha studiato l’argomento per farci la tesi sopra, ti posso dire che i DCA sono legati alla società in cui viviamo, ma non nascono dal sentirsi brutte/non rispettare i canoni estetici imposti dalla società. Nascono da altri traumi profondi e si manifestano in questo modo, subendo l’influenza della società. Praticamente è un fattore di rischio secondario il canone estetico. Tant’è che quando ne ho sofferto io non mi interessava veramente nulla di essere magra perché le ragazze magre sono più belle, volevo essere magra perché volevo sparire. Controllavo il cibo perché dovevo controllare tutto. Quando stai male e soffri senti di non avere il controllo della situazione e quindi devi controllare tutto ciò che è in tuo potere e dipendete da te: le porzioni del cibo, la sua suddivisione, il tuo peso ecc. 

Inizi a sentire dentro la tua testa una voce che ti dice di non mangiare quel alimento perché se lo farai allora significa che non hai spina dorsale che sei debole. Così debole che “non riesci davvero a dire di no a un cibo? Ridicola”. È la tua testa che si ribella contro di te, come se ci fosse una persona subdola che ti scredita, fino a farti vomitare tutto ciò che mangi. Sicuramente il ripetere che essere grassi = essere sfigati, non aiuta ma diciamo che è solo una causa di un dolore e di una malattia che già sono presenti dentro di te.”

2. “Ne soffro dall’età di 13 anni, probabilmente dovuto a un abuso che subii a 8 anni e per colpa di tutti i commenti sul mio corpo. Non sono mai stata una bambina spensierata e ho dovuto mollare il liceo per colpa dell’anoressia. Ora mi sto riscattando, cerco di amarmi, ho scoperto l’esistenza del femminismo radicale, dell’amor proprio, e del coraggio di tante altre donne.”

3. “Io ho sofferto di anoressia dai 13/14 anni fino ai 16. È stato un meccanismo atipico rispetto all’immagine dei disturbi alimentari che fanno vedere, ma al tempo stesso credo che chi si è trovato in quegli anni potrebbe aver avuto la mia stessa esperienza. Si trattava del boom di Tumblr e soprattutto di numerosi blog pro ana. Non c’era neanche il desiderio di somigliare ad un’attrice in televisione, o ad una modella, era proprio il malato desiderio di diventare “debole”.

Non so se tu hai mai visto cosa girava su Tumblr all’epoca, ma era un proprio e vero lavaggio del cervello. Ragazze tristi, malaticce e magrissime erano diventate le role model delle ragazze della mia età ed ancora non mi spiego come sia potuto essere possibile. Ripensandoci mi rendo conto di quanto quell’ideale di debolezza fosse una richiesta d’aiuto, o anche uno dei modi per trovare un “salvatore”. Messaggi da tutte le parti ti consigliavano di diventare debole, così debole, e di metterti tra le mani di qualcun altro.

È stato davvero un meccanismo malato e strano, perché oggi giorno ti fanno vedere che le ragazze vogliono dimagrire per essere belle come delle modelle o delle attrici. Invece li io vedevo tantissime ragazze che avevano la volontà di annullarsi completamente, come se perdere peso significasse ridurre la propria massa nel mondo stesso. Penso che annullando il corpo si annullasse anche la nostra voce.”

4. “Ciao Chiara! Ho sofferto di praticamente tutta la gamma di disturbi alimentari tra l’adolescenza e i primi anni dell’università – la rappresentazione delle donne nei media ha definitivamente giocato un ulteriore ruolo. Specialmente in adolescenza, quando consumi media e vedi un solo tipo di corpo e non vedi rappresentate cose normali nell’esistenza di una donna, di una ragazza – peli, smagliature, cellulite, hip dips e quante più ne hai più ne metti – cominci a chiederti se non sia tu ad essere una strana eccezione alla regola presentata dei corpi femminili.

Essere lesbica ha giocato un’ulteriore ruolo in tutto questo: posso desiderare altre donne se non sono così? Posso dare sfogo al mio desiderio solo se appaio in un certo modo? Il disturbo alimentare mi ha privato di tante esperienze, mi ha impedito in cose elementari nella vita come uscire a mangiare fuori, interagire con le persone, mi ha rubato tanto spazio mentale ed emotivo. Quante altre cose ci sarebbero da dire…

Quello che è stato veramente efficace contro tutto questo è stato scoprire il femminismo radicale – ho pensato per lungo tempo che fosse impossibile uscire dalla spirale dei disturbi alimentari, se ora non ne soffro più come prima è solo grazie all’interazione con le storie ed i pensieri di tante donne volte a liberarsi dal patriarcato, mi ha dato la forza di pensarmi in modo differente.

Ti ringrazio per quello che fai con questa pagina e con il tuo blog, è davvero importante, continua così”

5. “Non mi sono mai piaciuta, sono in lotta con il mio aspetto da quando ho memoria. Sin da piccolina, ricordo le voci, le prese in giro, gli scherni, le ricreazioni da sola. Poi sono diventate offese, insulti, discriminazioni. Mi hanno accompagnata fino alla fine delle medie. Alle superiori cambiai città, cambiai compagnia, e decisi di cambiare anche io. La prima dieta drastica la affrontai a tredici anni. Ne ho ventuno e ancora vivo fra alti e bassi.

Ho buttato la bilancia due anni fa, sono più o meno stabile ma non faccio mai più di tre/cinque pasti a settimana. Non sono mai a posto con me stessa. Sono sempre in lotta, sono sempre insoddisfatta. A sedici anni persi diciotto chili in cinque settimane. Ne ripresi una decina. Li ho persi nuovamente. Vado avanti prendendo e perdendo peso in modo altalenante. Alterno periodi di digiuno ad abbuffate. Non conosco la pace, non conosco la serenità.

Sì, ho provato ad andare da uno psicologo. Voleva mandarmi da uno specialista, darmi dei farmaci. Non ho voluto, ho chiuso le porte alla terapia. Me la voglio gestire io, in famiglia non lo vedono come un disturbo, sono otto anni che cerco supporto e comprensione e sono otto anni che mi sento dire che i problemi sono altri, che non è un disturbo, che sono solo fissata con la dieta. Sono otto anni ormai, quasi metà della mia vita l’ho passata così. È ormai la normalità per me. Se cerchi voci, mi piacerebbe poter contribuire. Ah, episodio più eclatante: a cinque anni la maestra di ginnastica ritmica mi vietò di fare il saggio perché ero l’unica bambina grassa e rovinavo l’armonia visiva del gruppo. Ho 21 anni e non l’ho ancora dimenticato.”

6. “Ne stavo giusto parlando ieri con una ragazza splendida che ormai non riesce a comunicare con l’esterno se non facendo battute autoironiche sul suo aspetto fisico. Mi sembra evidente necessità di mettere le mani avanti, voler prevenire eventuali battute dall’esterno per non venirne ferita. Questo atteggiamento l’ho sentito molto vicino alla mia esperienza, allora le ho scritto dopo l’ennesimo post forzatamente autoironico perché sono stufa di questo eterno senso di colpa che siamo obbligati/e a provare.

Io ho una diagnosi di disturbo borderline della personalità e questo mi porta anche ad oscillare tra i 60 e gli 85 kg, da sempre sono etichettata come “grassa” pur non eccedendo nell’obesità grave. Quando esco a cena con i miei amici mi sento obbligata a prendere cose dietetiche perché quando mangio qualcosa di grasso mi danno subito contro, prima davvero in maniera aggressiva, adesso più come sfottò. In qualsiasi caso l’insicurezza nelle persone affette da DA è qualcosa di profondamente e radicato, la cui espressione nel cibo è davvero solo la punta di un iceberg.

Cioè i canoni estetici sono la cornice marcia di un quadro molto più grave e difficile da eradicare, del quale anche (ma non solo) le pressioni esercitate sulla figura femminile concorrono enormemente all’amplificazione.”

7. “Io ho sempre avuto problemi ormonali che mi facevano, e mi fanno tuttora, gonfiare anche se digiuno. La gente si sente libera di dirmi “ma ti sei ingrassata un casino!” o “Se perdi qualche chilo saresti più bella” e questo, quando ero più giovane, mi portó a stare malissimo. Iniziai a non mangiare nulla, caddi in depressione e persi 20 chili in 2 mesi.

Ci stavo rimettendo la pelle. Ancora oggi mi sento terribilmente in conflitto col mio corpo e ad ogni commento poco carino inizio a sentirmi demoralizzata. Mi feriscono tanto.

Ho sempre paura di ricadere nella trappola dei disturbi alimentari ed ogni volta che inizio a non mangiare cerco di disciplinarmi per non lasciarmi andare.”

8. “Ti lascio la mia esperienza con i disturbi alimentari. Ho avuto problemi di binge eating, bulimia e anoressia. Alle elementari, quando avevo 8 anni, ho cominciato a preoccuparmi del mio peso in seguito a un aumento di 10 kg dopo essere stata ricoverata in ospedale per un problema di salute che avevo. I miei genitori cercavano di darmi amore e attenzioni sotto forma di cibo, ed essendo una bambina cresciuta in una famiglia anaffettiva quello era il modo di riempire il mio vuoto interiore e di distrarmi dalla solitudine che sentivo.

Mangiavo per non pensare, per ricompensarmi di essere stata una brava bambina dopo aver preso un bel voto e per gestire l’ansia e lo stress delle situazioni famigliari che vivevo. Alle medie il grasso mi faceva sentire disgustata da me stessa e cominciai a fare diete che trovavo nelle riviste indirizzate alle donne, una in particolare funzionò e persi 5 kg in 4 settimane. A scuola mi facevano i complimenti.

Ero contenta dei complimenti delle ragazze e volevo sentirmi parte del gruppo… per mesi mangiai solo yogurt, i miei genitori avevano altre preoccupazioni spesso dicevo loro di aver mangiato troppo a merenda o di aver mangiato prima per saltare i pasti.

Alle superiori avevo continui sbalzi di peso, alternavo tra periodi in cui mangiavo poco o nulla, mi auto indicevo il vomito e dimagrivo a periodi in cui mangiavo tutto il giorno e prendevo peso. Facevo esercizi e camminavo per la stanza per bruciare le calorie, che rappresentavano un’ossessione. Ho allontanato persone ed evitato spesso di uscire di casa perché volevo stare sola, mi vergognavo del mio corpo, e volevo farmi male per punirmi.

Vedevo nella magrezza la femminilità e la punizione che mi meritavo per essere orrendamente grassa…mi piaceva avere le ossa sporgenti, il viso pallido, le gambe sempre più sottili, avere un aspetto etereo e fragile, con gli occhi grandi in un viso meno paffuto e più scavato come i cuccioli maltrattati che fanno tenerezza. La magrezza con le sue privazioni mi consentiva di avere una parvenza di controllo della mia vita che io non sentivo di solito. Non mangiare mi faceva sentire forte, quando cedevo al cibo mi sentivo una fallita.

Confrontavo il mio corpo con i corpi delle donne, delle ragazze e delle bambine che vedevo ovunque andassi e in tv e sui social…volevo essere minuta e graziosa, piccola e gracile come le bambine denutrite senza forme, tipico di un corpo non sviluppato.

Associavo la femminilità al mio corpo e soprattutto ad un corpo infantilizzato, piccolo e carino.

Mi cadevano i capelli, avevo le unghie molli che si rompevano sempre, croste sulle mani per l’acido gastrico, la pelle secca, non ricordavo bene le cose, volevo sempre dormire, avevo perso interessi e passioni. Pensavo fosse bello soffrire così.

Non so cosa mi abbia svegliata esattamente ma volevo mettere fine a tutto. Avevo capito che non mi stavo amando e che dovevo riappropriarmi di me stessa senza rinchiudermi in altre gabbie. Mi sono fidata di me e ho smesso da sola. Non sono stata in centri per disturbi alimentari nè da psicologhi, non ho mai raccontato ai miei cosa vivevo in quel periodo, sarebbe un trauma per loro.

Non so se ne sono uscita ma ora ho la consapevolezza dei motivi che mi hanno portata a desiderare di punire me stessa attraverso il mio corpo. È quello che facciamo tutte o quasi quando qualcosa non va nelle nostre vite…siamo abituate a odiare il nostro corpo e a volerlo diverso fin da piccole e quando soffriamo ci sfoghiamo su di esso con la privazione o con l’abbondanza del cibo che rappresenta una delle cose di cui le donne hanno più fame.”

9. “Tutti i disturbi alimentari, oltre ad essere un disturbo legati all’aspetto fisico, sono disturbi di carattere psicologico. Ed è per questo che è una specie di “tana di coniglio” da cui è difficile uscire: si trasforma di una dipendenza, in un’ossessione — per il cibo e per il peso.

Durante tutti i miei anni delle superiori ho sofferto di disturbi alimentari e ancora oggi non ho un rapporto sano con il cibo (per esempio, quando vivevo da sola durante la laurea triennale, non riuscivo a capire cosa potesse essere un “pasto normale”). 

Mi ricordo che una volta avevo sognato di aver mangiato tantissimo in una cena al buffet, e mi sono svegliata spaventata dall’idea di aver preso peso.

Secondo me molte ragazze si ammalano di anoressia/bulimia durante l’adolescenza vedendo il proprio corpo cambiare e non corrispondere più all’immagine della modella “senza curve”: alla dine manichini e spot pubblicitari sponsorizzano solamente un certo tipo di aspetto fisico, quello della pancia piatta.

E delle cosce magre. 

E proprio lo stereotipo della pancia piatta ha un ruolo “importante”, perché “nessun uomo vuole stare con una donna con la pancia” e chiaramente nella testa delle adolescenti nascono mille complessi per questo motivo. In alcune si concretizzano in diete ferree, in altre in veri disturbi alimentari.

Ero in terza superiore quando pesavo poco per la mia statura e i miei genitori si preoccupavano. Stavo con un ragazzo della mia età e anche lui si preoccupava. 

Nel periodo di Pasqua, felice di avere accanto una persona che mi amasse, ricominciai a mangiare e a prendermi cura della mia salute. E la “conseguenza” fu sentirmi dire dal mio ragazzo che mangiavo troppo e che avevo la pancia… 

Se ci penso mi viene da piangere ancora adesso, a distanza di sei anni. Nella mia testa, avevo barattato la “purezza” per l’amore, e lui mi aveva spezzato il cuore.

Grazie per avermi ascoltata.”

10. “Ciao! Ti scrivo per DCA. Premetto che certi tipi di disturbo hanno origini molto profonde o di sensazione di disagio che inevitabilmente sono accentuati dalle pressioni estetiche. Nel mio caso c’erano stati un lutto e la fine di una relazione estremamente turbolenta e mi si è completamente chiuso lo stomaco e ho iniziato ad esprimere il mio dolore in quel modo sperando di migliorare rimpicciolendomi.

Una frase che sicuramente mi ha segnata è stata “stai ingrassando troppo, inizi a farmi schifo” detta dal mio ex quando pesavo 58 kili per 1.63, da lì ho iniziato a confrontarmi con TUTTI a guardarmi allo specchio e piangere ogni volta. Pensa che adesso quando rivedo le foto mi chiedo come potessi pensare certe cose. Il rapporto NON sano con il cibo è rimasto perché è caratterizzato da continui alti e bassi ma ho una consapevolezza di me maggiore ora, che va oltre la mia immagine. Quando due anni fa ho iniziato a comprendere quanto male inutile stessi facendo a me stessa

Mi sono cancellata da tutti i social perché ero stufa di vedere corpi che non rispecchiassero la realtà, individui idolatrati per il semplice essere nati belli e il cervello non considerato da nessuno. Non ero pronta per confrontarmi con tutto questo, avevo bisogno di formare la mia persona senza immagini (estetiche) guida e ho fatto progressi incredibili, per questo un po’ mi preoccupa l’uso (senza il minimo controllo) dei social in fase di crescita perché influenza e manipola troppo il pensiero facendo apparire normale qualcosa che non lo è.

Ci tengo a sottolineare quindi che in molti casi i canoni di bellezza sono un di più, un ulteriore confronto che rende ulteriormente inadeguate, ma spesso l’origine della sofferenza è esistenziale, ci sono diverse cause. I social e le immagini perfette certamente non aiutano

Ti ho inviato anche tre scritti che descrivono momenti diversi del mio disturbo e che magari possono aiutarti a comprenderlo”

11. “Ciao Chiara! Volevo partecipare al progetto sui disturbi alimentari, cercando di portare in breve la mia esperienza.

Io sono sempre stata una ragazza sovrappeso, non ho una corporatura esile e tendo ad ingrassare anche solo guardando il cibo. Per di più, mi piace mangiare. Da piccola mi rendevo conto di essere più grassa degli altri, ma non me ne facevo un problema, finché non ho iniziato a sentire tante pressioni sul fatto che il mio corpo ESTETICAMENTE non andasse bene. Nel mio caso è sempre stato solo un fatto estetico, dieci kg in più non ti portano ad avere malattie o problemi di salute. Dunque ho iniziato a mettermi e a vivere a dieta, anche seguita dalla nutrizionista. La dieta mi ha fatto perdere molto peso, ma anche la spinta alla vita, la sicurezza in me e l’interesse verso argomenti che evadevano dal tema del dimagrimento. 

Dopo aver fatto la dieta però ho ripreso il peso perso. Ora pero, nonostante io sia comunque su un cammino per migliorarmi e star bene, non ho pressioni sociali sull’estetica del mio corpo. Non ho ragazzi che ridacchiano alle mie spalle sul mio peso, la compagna di classe che ritiene che il mio cervello sia inversamente proporzionale al mio peso, o la mamma o la zia che ti dicono che “non ti si può guardare”. E sto meglio. Mi rendo conto che io ho sempre voluto dimagrire per le cose che gli altri mi dicevano e perché comunemente un corpo non magrissimo non è ben accetto in società, né dalle donne e né dagli uomini. Prendendo queste consapevolezze mi sono liberata.

Io ora voglio star bene, migliorarmi e imparare a mangiare bene per stare in salute, non dimagrire per piacere (a chi, poi?)

Per di più spero che il messaggio passi forte e chiaro: io sono ora una nutrizionista e sarà facile per te capire i motivi che mi hanno spinto ad avvicinarmi a questi studi. Ma mi sto avvicinando a un non diet approach. Per di più ritengo di fondamentale importanza evidenziare il motivo per cui si vuole dimagrire. Io penso che, a meno che non ci siano problemi di salute, sia tutto per un condizionamento sociale. Ed è importante saperlo, così si può fare una scelta consapevole. Educare a mangiare e non educare a perdere peso. Educare alla salute e non a essere più bell*”

12. “Diciamo che la questione dei DCA è molto delicata e non sempre strettamente connessa con le pressioni subite in quanto donna – tuttavia una sorta di influenza è innegabile. Nel mio caso, il mio DCA (era) da ricollegare alle pressioni dovute alle aspettative che pensavo avessero i miei genitori e al bullismo subito da piccola, non era un “oddio sulle copertine delle riviste ci sono solo ragazze magre” (oddio scusa, sembra che io stia sminuendo questo fattore ma non è così) — ma era un “devo riuscire a controllare qualsiasi aspetto della mia vita e per avere successo devo impormi certe restrizioni”. Poi lo sfogo quando queste restrizioni autoimposte venivano meno, si manifestava sulle abbuffate (binge eating). È un argomento davvero molto complesso. Il perché siano quasi sempre donne ad esserne affette? Non me lo spiego.

Anche se molte ragazze che ho conosciuto affette da DCA hanno subito traumi gravi, come stupri, maltrattamenti – tutto ciò che è quasi interamente riconducibile a comportamenti estremamente sessisti ed oggettificanti da parte delle persone che le circondavano

Spero di aver scritto bene – purtroppo non sempre riesco a esprimermi bene

Il mio problema è che sto ancora lavorando su molti aspetti del disturbo quindi non riesco a parlarne come vorrei”.

13. “Ciao Chiara, sei una scintilla, adoro ogni giorno di più il tuo lavoro e ti sono sempre più grata.

Io ho sofferto di disturbi alimentari più o meno dagli 11 anni fino a ora, che ne ho 20 e mi sento nuovamente sull’orlo del precipizio.

È iniziato, appunto nel passaggio elementari- medie, quando le compagne mi prendevano in giro per il mio aspetto, arrivando a spingermi mettendo le mani sul mio seno (e facendomi un male atroce, dato che stavo entrando nel periodo dello sviluppo) e urlando che quello era grasso e non erano vere. I compagni non ne parliamo, ogni scusa era buona per seguire l’esempio, ma avevano, evidentemente, tanta pena di me da limitare la cosa a un paio di battute. 

La mia pediatra riteneva l’umiliazione di fronte a mia madre il modo migliore per spronarmi a abbandonare quei 5 chili in più del “”” normale”””, per dirlo a parole sue, nonostante mangiassi correttamente e mi muovessi quanto possibile. 

Quindi nell’estate prima della prima media mi dissi okay va bene, faccio schifo, questo è il corpo che mi ha fatto stare male negli ultimi anni, merita di scomparire.

Persi dieci chili. Inutile dire che il primo giorno di medie, in cui avevo deciso super entusiasta di mettermi la mia maglia preferita bianca aderente, tornai a casa che volevo semplicemente strapparmi il grasso con le mani. Non perché mi avessero detto qualcosa, anzi, ma perché mi guardavo allo specchio e mi saliva la nausea, perché mi avevano detto che così non dovevo essere, anche se, di fatto, ero dimagrita. 

Il punto è che la strada per accettarsi non passa dalle bocche di chi ti voleva, consapevolmente o meno, distruggere. 

Perché non ha niente a che fare con il peso, niente, nemmeno i loro insulti

Ridicolo, nevvero, ma io non lo avevo ancora capito.

Da una parte vedevo i miei compagni tranquilli sul loro aspetto fisico, anzi, uno in particolare ci scherzava sopra, totalmente noncurante, e io ero estremamente affascinata da questo. Mi ricordo ancora ciò che disse uno dei primi giorni, ossia che il frutto nel quale di rivedeva era un cocomero, sia perché lo adorava sia perché la sua pancia gli somigliava. 

Mi dicevo che se a loro non interessava, allora nemmeno a me avrebbe dovuto interessare, alla fine eravamo uguali no? 

Dall’altra parte, invece, una simpatica signorina si divertiva a imitarmi e a ridicolizzarmi. Rendiamoci conto che non era per il mio peso, ma perché, semplicemente, le stavo antipatica. Nel mio cervello, tuttavia, la ragione poteva essere solo una: ero nuovamente ingrassata. 

E via a smettere di mangiare.

La dottoressa entusiasta perché avevo perso così tanto wow mitico no, l’importante è che ci sia la curva discendente, se poi si ferma o meno è irrilevante. 

Ora, magari quando si è più piccol* è diverso, non lo so, ma in generale, se preferisci vedere un* tu* paziente anoressic* piuttosto che grass*, o viceversa, dovresti molto probabilmente scappare il più lontano possibile dal tuo lavoro. 

Fatto sta, la mia anima da perfezionista mi diceva di ridurre ancora di più, fino al minimo indispensabile. 

E, nonostante questo, il disgusto per me stessa non faceva che aumentare.

non mangiavo in presenza degli altri, perché non volevo che pensassero che fossi grassa perché mangiavo troppo; trovavo mille scuse per scappare dagli inviti in piscina, perdendo le mie amicizie come se niente fosse, perché se non ci sei mai è un po’ colpa tua; tutti che si sedevano sulle gambe degli altri, io piuttosto mi sarei seduta a terra; le maglie che compravo dovevano essere almeno due taglie più grandi e coprirmi il sedere, perché nessuno si meritava una tortura tanto grande come la vista del mio corpo grasso. 

Mia madre, spaventata, iniziò a farmi mangiare di più del solito, nonostante non volessi e mi dicessi che non me lo meritavo. Ah, tra parentesi, ormai ero anoressica ma, nuovamente, tutti erano contenti per me.

I parenti, gli amici, tutti a complimentarsi perché ora ero magra, ora stavo bene, e mia madre a dire “non mangia nulla” e loro a dire “eh vabbè ma ora sta molto meglio”. Fun fact: anche grazie a questo avevo pensieri suicidi per la maggior parte del tempo.

Iniziai a mangiare un po’ di più, per sfinimento, e a odiarmi per questo, diventavo violenta con me stessa, pregavo che la mia faccia, con i suoi problemi di acne, che non facevano che peggiorare il tutto, si dissolvesse, volevo tagliarmi via il grasso sotto le braccia, stringevo fino a lasciare i segni i “rotoli” della mia pancia, illudendomi di poterli tirare via, affondavo le unghie nelle cosce come se ne potessi strappare via una striscia alla volta.

I primi anni di superiori sono stati un inferno. Le mie amiche ossessionate dalla dieta, ogni chilo in più si meritava dieci minuti di discussione su come essere grassi fosse terribile e assolutamente il male. I ragazzi che guardavano i profili di ragazze su fb e per ognuna la ghigliottina scendeva sul culo o sulle gambe, troppo grasse o troppo corte, e sulle tette, che non c’erano o c’erano troppo. 

Io, che già ero brutta, volevo almeno essere magra per trovare la loro approvazione e evitarmi altri episodi di bullismo.

E che vuoi che non parli del primo ragazzo? Per cui ero bellissima così perché amava i fianchi larghi ma forse avrei dovuto mangiare un po’ di più almeno mi sarebbero cresciute le tette? Per cui eh ma non mangi mai quando ti porto al McDonald’s le ragazze che piacciono a me non hanno paura di insudiciarsi con un panino? Per cui guarda che stai ingrassando, quando ti pieghi hai i rotolini sullo stomaco, questo gelato lo mangio io? Per cui mi dispiace per ciò che hai passato a me vai bene così tranne quando non mi vai più bene perché chiaramente non posso plasmarti sull’immagine del corpo dei miei sogni? 

E, come dicevo io, nel dubbio dimentichiamoci del cibo. 

Ogni occasione era buona per smettere di mangiare, tant’è che alla gita di terza di una settimana mia madre chiamò una professoressa implorandola di farmi mangiare almeno una volta al giorno. La prima cena di classe che non rifiutai fu anche il teatro di una crisi di nervi al momento del “siete pronti per ordinare?”, con io che trattenevo le lacrime e il vomito alla vista dei panini, finendo con l’inventarmi una scusa per scappare. Poi non so cosa successe, ma tra psicologo e due professori che se a ripensarci mi metto a piangere, un giorno mi uscì un “ma che te ne frega se il tuo corpo non è quello che gli altri vogliono?”

E ovviamente, sentire le altre dire “che schifo, guardate come sono ingrassata” non era semplice, e non riuscivo a ribattere e a far capire loro che non è il grasso a renderti inferiore, o a farti apprezzare te stessa, sentire i compagni che ti dicevano di alzare la maglia perché volevano vederti il culo ancora meno, sentire la prof di ginnastica che spiegava quanto fosse importante attività fisica portando come esempio persone normalissime che per lei erano orribili e grasse nemmeno, il primo psicologo che “ma non è che sei asessuale perché non sei magra come tutti” mi fece iniziare a urlare nel suo studio perché pure l’orientamento sessuale no

Ma ce l’ho fatta. Sono arrivata in quinta che mi mettevo ciò che volevo, addirittura, per la prima volta in anni, vestiti, gonne e pantaloncini, perché l’unica con cui dovevo fare i conti era me stessa, il mio corpo era il mio e se non andava bene agli altri, be’, non era un mio problema.

La mia prima ragazza era un tesoro di persona, che combatteva ancora più ferocemente di me su questo aspetto, il mio ragazzo attuale è super comprensivo, si informa su tutto e cerca di aiutarmi al massimo. Se ci sto ricadendo è perché la depressione gioca brutti scherzi, ma non per altro. 

Mi sono persa tutta l’adolescenza, tutto quello che potevo fare durante questi anni, per stare dietro a chiacchiere, a persone che non hanno capito che non devi pagare in chili per poter essere degna di vivere, alla falsa convinzione che devo la bellezza agli altri, e me ne pento tantissimo. Ma sono anche felice di esserne, al momento perlomeno, uscita e, anzi, proprio per questo voglio recuperare tutto il tempo perso amando il mio corpo un pezzo alla volta.”

14. “Io ho sofferto di anoressia nervosa per un anno, poi per uscirne completamente è servito un altro anno. Sicuramente hanno aiutato a farmi scivolare in questo disturbo alimentare i continui insulti ricevuti dai miei compagni di classe del liceo, focalizzati sulle mie cosce… dicevano sempre che erano troppo grosse, oppure i commenti sul mio sedere, che veniva definito troppo brutto e flaccido. Questi commenti li ricevevo anche durante le interrogazioni, quando ero in piedi a scrivere alla lavagna, e disturbavano la mia concentrazione.

Tra l’altro allora pesavo 51 kg per 1,64 cm… questi ragazzi avevano come idea di bellezza la taglia 38. E infatti in quegli anni, quella taglia era diventata la mia fissa, dovevo avere il fisico che Kate Moss aveva negli anni ‘90, altrimenti non sarei stata apprezzata da nessuno. Il peggio fu che quando dimagrii e raggiunsi i 43 kg, in molti mi guardarono come se fossi cento volte più bella rispetto a prima.

In quel periodo lasciai da parte lo studio, le amicizie e quasi tutti i miei affetti… sopra tutto veniva il mio aspetto fisico, era la cosa più importante raggiungere quello standard di magrezza eccessiva che mi avevano imposto. Dovevo camminare 10 km al giorno, mangiare la metà di quello che mangio ora, ogni giorno pesarmi e guardarmi allo specchio per confrontarmi con le foto su Instagram delle ragazze che erano reputate più belle.

Durante gli anni del liceo ero in una classe terribilmente maschilista, che continuava a criticare il mio aspetto fisico sperando di farmi sentire male o inferiore alle altre ragazze. Mi dicevano di tutto: che avevo un fisico orribile, che avevo i peli persino sul petto, che avrei dovuto rifarmi completamente la faccia per piacere a qualcuno, che non ero all’altezza di certe mie compagne “stra fighe”.

Ero una delle migliori studentesse e a volte quando ricevevo i miei bei voti cercavano di affossarmi dicendo che però ero brutta e la mia voglia di studiare non avrebbe cambiato tutto ciò, come se essere bella fosse l’unica cosa importante per una donna. Mi pento di non aver capito la mentalità ristretta dietro a questi ragionamenti, mi pento di aver fatto male al mio corpo che mi aiuta ogni giorno a vivere, a studiare e a godermi la vita, a causa di quei commenti, di quelle risatine e di quegli insulti che tante volte mi hanno fatto.

Fortunatamente da un po’ di anni ho aperto gli occhi (anche grazie all’importante aiuto di mia madre) e ho capito che non posso negarmi la vita per rientrare in canoni di bellezza imposti da una società maschilista. Ora sono normopeso e mangio tutte le calorie di cui il mio corpo ha bisogno (anche di più), perché solo così posso essere in salute, studiare medicina e vivere felice e spensierata insieme alla mia famiglia.”

15. “Ciao chiara, volevo condividere la mia esperienza con i disturbi alimentari. Sono sempre stata ossessionata dal mio peso da quando ero piccola, mio padre ha sempre fatto commentacci sui corpi femminili e mia madre è sempre stata insicura sul suo corpo e quindi è da sempre che la sento lamentarsi del fatto che è grassa (cosa fra l’altro nemmeno vera). Ho sempre avuto il terrore di pesarmi tanto che quando ero obbligata per delle visite mi mettevo a piangere e mi causava un’angoscia assurda, ed è veramente triste pensare che tutto ciò è partito alle elementari.

Nonostante questo sono sempre stata normopeso fino all’inizio delle superiori, quando a causa penso dei miei problemi d’ansia, la scuola e varie cose ho iniziato a trovare conforto nel cibo facendo abbuffate e riversando tutti i miei problemi lì. Questo mi ha causato un sacco di problemi, soprattutto con mio padre che era colui che mi faceva pesare di più questa cosa, dicendomi in continuazione che sarei dovuta dimagrire, che avevo le gambe troppo grosse, che dovevo smetterla di lamentarmi perché ero ridicola e cose così.

A un certo punto la pressione di dimagrire era così tanta che ho smesso di abbuffarmi ma ho iniziato a fare l’esatto opposto, saltavo i pasti, cercavo di mangiare il meno possibile, non l’ho mai rivelato a nessuno ma inizialmente il motivo per cui ho iniziato ad essere vegetariana era proprio perché volevo togliere alimenti da mangiare per dimagrire più in fretta.

Da quel momento ho invece iniziato a dimagrire di nuovo, e la gente ora mi prende più sul serio, mio padre ha smesso coi suoi commenti e apparentemente sto meglio, ma anche se va bene rispetto a qualche mese fa ogni tanto ritorno alle vecchie abitudini, salto i pasti, mangio il minimo indispensabile e cosa che ancora non sono riuscita a superare, sono ancora ossessionata dal mio peso, non riesco neanche a pesarmi perché qualunque esso sia mi metto a piangere. Anche ora che sono dimagrita, continuo a pensare

Che più magra starei meglio, e non riesco a uscire del tutto da questo incubo.”

16. “Ciao! Ho sofferto di disturbi alimentari (anoressia nervosa) e ancora oggi non ho un rapporto ottimale con il cibo. 

Fin da piccola mi sentivo lontana dai canoni estetici proposti, tanto che già a 12 anni chiesi a mia madre di portarmi dalla dietologa per perdere qualche chilo. Non ero eccessivamente sovrappeso ma mi sentivo malissimo con me stessa.

I problemi più grossi li ho avuti tra i 16 e i 18 anni, quando forzatamente ho perso quasi 20 kg e sono arrivata a mangiare solo un’oliva al giorno (o al massimo una banana se mi sentivo proprio svenire). Non ho mai raggiunto pesi bassissimi come molte altre ragazze che hanno sofferto dello stesso disturbo quindi ho sempre ritenuto di essere una ‘falsa anoressica’, anche se è assurdo anche solo pensarlo.  Oggi sono normopeso ma ammetto che spesso guardo le foto di quel periodo pensando di aver vanificato tutti i miei sforzi ed essere tornata ad essere una pattumiera ambulante.

Tendo a bloccare su Instagram molte modelle/influencer perché mi fanno sentire uno schifo e sento costantemente il bisogno di dimagrire e controllare quello che mangio. Grazie per aver deciso di raccogliere le nostre testimonianze♥”

17. “Ciao! Intanto ti faccio i miei complimenti per la gestione della pagina IG, per gli argomenti che affronta e nel modo in cui lo fai.

Tra pochi mesi compirò 40 anni e sono da 3 sono riuscita a vedere un po’ di luce.

Ti vorrei raccontare la mia storia.

Durante l’adolescenza ho iniziato ad avere problemi con la peluria sul viso, non era una cosa eccessiva e non era un problema per me. Lo è diventato quando hanno iniziato a bullizzarmi per questo mio difetto.

Mi hanno reso la vita un inferno e l’unica consolazione l’ho trovata nel cibo purtroppo.

Ma ogni volta che mi sentivo giù mi abbuffavo di cibo e poi presa dal senso di colpa vomitavo tutto e poi ricominciavo da capo.

Un incubo che mi ha portata a isolarmi, la vergogna del mio corpo era indotta da altri ma quando sei un adolescente non lo capisci che il problema non sei tu… Ho passato anni a nascondere il mio corpo, non tenere mai la testa alta per paura di essere osservata.

La notte era il momento migliore perché potevo mangiare e risolvere tutto vomitando. Mi sono affidata a chi si è preso cura di me, non posso dire di essere guarita. Ho ancora un rapporto difficile con il cibo e con me stessa ma posso dire di stare meglio, vivo la mia vita, vivo il mio corpo e guardo le mie smagliature con tenerezza e rispetto, quello che altri non hanno avuto per me.

Fanno parte di me come la mia pancia e i miei peli che chi mi ama accetta senza pensare che siano un problema. Spero che la mia storia possa essere utile a chi come me si è sentita o si sente inadeguata.

Scusa per il messaggio così lungo e se magari non mi sono espressa benissimo ma sono anche un po’ impaurita nel raccontare queste cose personali… Ti faccio ancora tanti complimenti e grazie per questo piccolo spazio ❤”.

18. “Allora mi chiamo Giada e ho 17 anni, quasi 18…da tempo soffro di binge eating e il disturbo alimentare mi impedisce di vivere bene con me stessa, di avere un buon rapporto (sano) con il cibo e il mio corpo…ho deciso di rivolgermi da qualche mese presso un centro dei disturbi alimentari e domani ho la prima visita con la psicologa. Il mio problema credo che sia una incapacità di gestire le mie emozioni, gli stati d’animo negativi…spero tanto che il percorso che intraprenderò mi aiuterà…credo che rivolgermi a degli specialisti sia l’unico modo per uscirne…comunque per quel che riguarda i canoni estetici sono certa che abbiano influito sulla nascita del disturbo, la società ci vuole (specialmente le donne) in un certo modo, e per chi non ha tanta autostima è difficile fregarsene.

Quando vado nei negozi non mi vedo mai bene con i vestiti, sembrano sempre fatti per ragazze magrissime. Inoltre ho sempre la sensazione di sentirmi goffa per via del mio corpo, mi vedo sempre dei difetti (gambe e polpacci grossi, pancetta…) anche se non sono in sovrappeso…poi oltre ai canoni estetici i disturbi alimentari spesso si accompagnano ad altre problematiche, disturbi della personalità, depressione…nel mio caso credo che tutto ciò che è negativo viene scaricato sul cibo, e poi sulla paura di ingrassare, la frustrazione e poi la rassegnazione…e per me è un circolo vizioso che è difficile fermare…dunque è piuttosto complicato per come la vedo io, sono così contenta di partecipare a questa raccolta di testimonianze, perché penso che i disturbi dell’alimentazione siano enormemente sottovalutati, bisogna parlarne di più, sensibilizzare le persone.”

Ringrazio tutte le ragazze che hanno partecipato a questa raccolta di testimonianze. 

La seconda parte della raccolta è consultabile qui.

Instagram: @ch_woods

Twitter: @ChiaraSuriani

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